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New York 1908 - Palermo 1997. Compositore italiano. Figlio di Rosario e di Anna Mauceri diede prova fin dalla più tenera età di possedere uneccezionale sensibilità musicale; uno dei suoi Maestri di Conservatorio, Stefano Gentile, più tardi gli avrebbe dedicato una poesia, "Musicista natu" a sottolineare il precoce istinto (linnato genio) melodico e armonistico del Fasullo, il quale ricevette le prime nozioni musicali dal padre e a otto anni suonava bene diversi strumenti a plettro (mandolino...); a nove anni iniziava lo studio del violino e del flauto con Paolino Azzara, Ettore Lo Monaco, Salvatore Rotolo, Francesco Riggio e, a dodici anni, la composizione e strumentazione per banda (con Bernardo Petralia). A quindici anni portava a termine pagine musicali che mettevano in evidenza lalto livello artigianale di una attitudine a comporre. Trasferitosi da Santa Margherita (domicilio dei suoi genitori e dei fratelli Gaspare, Giuseppe, Rosa) nel 1926 a Palermo, completò gli studi nel Conservatorio di Musica "V. Bellini", diretto da Antonio Savasta. Durante il Corso di Strumentazione (avendo per maestri Salvatore Pappalardo e Giuseppe Sardo), il Fasullo partecipò a vari concorsi ottenendo più volte il primo premio con marce (sinfoniche, lente: in minore e trionfali - per media e/o grande banda): "Impressioni siciliane", "Tripudio" (Florio, 1955) ... e "Strazio": musica questa che intonò desolata il lamento quando Egli lasciò le inquiete vie della terra. Nel 1937 Pietro Fasullo conseguì il Diploma in Composizione e Direzione dOrchestra e, brillantemente al Conservatorio "C. Monteverdi" di Bolzano, il Diploma in Musica Corale e Direzione di Coro. Glinsegnamenti di due autorevoli (prestigiose) personalità (in materia contrappuntistica): Mario Pilati e Alfredo Sangiorgi (allievo di Schönberg, in Vienna) saranno determinanti perché il genio creativo del Fasullo coniughi la fluente bellezza (e la forza emotiva) dei suoi temi musicali con un solido senso costruttivo. Schönberg (assieme a Berg e Webern) aveva innescato il processo che, dalla dissoluzione del sistema tonale, doveva portare alla musica dodecafonica. Pietro Fasullo rimarrà legato ai canoni della tonalità e radicato nelle prospettive del tardoromanticismo: per ispirazione lirica e fluidità melodica. Per molti anni si dedicò alla direzione (dorchestra e di coro) agguerritissima per orecchio, tecnica e prodigiosa memoria: dirigeva senza partitura. Abbandonata larte interpretativa, linsegnamento e la composizione saranno le attività che il maestro svolgerà con sempre maggiore operosità sino alla fine della vita. Pedagogo di talento (autore di un "Trattato di canto corale" - Pucci, 1962) segnalato da Alfredo Sangiorgi per "la completezza di elaborazione e la chiarezza espositiva", il Fasullo fu concertatore di puntigliosa severità. Mantenendosi fedele al lirismo, fondamento di tutta la sua produzione, scrisse per canto e piano e spaziò in tutti i generi (dalla musica da camera al concerto per strumento solista, dalla musica sacra allopera) desideroso di misurare il proprio genio su orizzonti non limitati al microcosmo del pezzo pianistico. Artista straordinario, il Fasullo era anche capace di comporre senza strumento. Pietro Fasullo, "Musicista natu" (armonista, melodista, contrappuntista), fu uomo mite, grande nellamore e magnifico: di una signorilità e di una superiorità non comuni: tutto era in lui connotato eticamente. La Musica era il frutto attorno a cui si volgeva il suo mondo nel segno di una fedeltà e di un impegno sempre rinnovati. Così, nella stagione estrema della sua vita, aveva ripreso una sua opera "Il Faro" già apprezzata, per cantabilità e tecnica, da Franco Alfano. |
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Nella sua produzione occupano un particolare posto: "Quartetto in la" per due violini, viola e violoncello (Bongiovanni, 1966): lavoro (in quattro tempi), impostato su temi incisivi e condotto con mano sicura da un musicista di fine sentimento, esperto costruttore di architetture sonore. Gli strumenti, trattati con proprietà, si uniscono senza sforzi e mantengono ognuno le specifiche qualità espressive; "Sonata in fa", per violino e pianoforte (Carrara, 1979): la forma è limpida e classica; lispirazione originale, spontanea. La fantasia con la quale i temi vengono collegati, il sapore delle armonie, labilità e il gusto sono notevoli; "Sonata in la", per violino e pianoforte (Bérben, 1985): brahmsiana per intensità lirica e densità armonica (nel giudizio anche di Ottavio Ziino). Il lavoro, caldo e vibrante, presenta qualità dinvenzione e di fattura rilevante: scorre rapido scintillante di luci vive; "Concerto", per pianoforte e orchestra (partitura inedita); "Notturno", per pianoforte (Forlivesi, 1950): di fascino meditativo, talora struggente; "Quattro composizioni polifoniche", a 3 e a 4 voci (Forlivesi, 1959): nutrito di solido contrappunto, il lavoro è ricco di sfumature e denota esperta e sicura padronanza dellarte musicale; "Toccata", per pianoforte (Zanibon, 1961), segnalata al Concorso Internazionale "Società del Quartetto G.B. Viotti". E musica virtuosistica ed espressiva: "sprizza scintille" a ogni nota: è ricca di vivacità e la sua costruzione tecnica è solida. Una tensione verso un "climax" di romantica memoria vi venne anche rilevata da Gian Francesco Malipiero; "Scherzo", per pianoforte (Carrara, 1971): composizione che gioca sulla forma del rondò, con un discorso ritmico e strutturale avvincente; "Barcarola", per pianoforte (Bongiovanni, 1971): pagina geniale dinsinuante dolcezza; "Fantasia", per pianoforte (Carrara, 1974) in cui la scrittura tiene sempre elevata la "temperatura" espressiva; "Tre valzer", per pianoforte (Berben, 1982): dal "sapore" esotico, limpidi nella forma; "Tre pezzi", per violoncello e pianoforte (Berben, 1983): partitura di freschissima vivacità inventiva; "Duo-Aria", in forma di variazione: per flauto e pianoforte (Forlivesi, 1991). Notevole importanza (nellattività creativa del Fasullo) occupa il catalogo liederistico. Nelle liriche, di felice eleganza, la linea del canto è accompagnata da una scrittura pianistica di grande intensità: "Tre liriche", per canto e pianoforte, su versi del poeta Benedetto Molinari (F.lli De Marino, Napoli, 1939): "ottimo lavoro", nel giudizio di Francesco Cilea; "Fischiano le aquile" (Le Chant du Monde, 1954): lirica per canto e pianoforte, amata da Victor De Sabata "Per una ricerca di purezza armonica, raggiunta efficacia ed appropriatezza nel fraseggio in accordo col testo"; "Due liriche": "Germina luce" e "Uccelli", per canto e pianoforte, su testo del poeta Giacomo Sardo, musicalmente riespresso (Bongiovanni, 1958) con lirico sentimento e sensibilità che Ildebrando Pizzetti definì "squisita". |
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Si volgono a uninteriorità intensamente religiosa alcune composizioni di grande bellezza: "Audivi vocem de caelo" (Carrara, 1962): mottetto per doppio coro a quattro voci ineguali e Hymnus "S. Joseph a Copertino dicatus" (Carrara, 1966): partiture entrambe dampio respiro, dalle frasi melodiche (liriche talvolta) e, in certi punti, non prive dincisività drammatica: sempre sorrette da unarmonia colorita ed efficace. Frequenti imitazioni danno vivacità e snellezza ai brani, mentre passi in forma omofona, solenni e sonori, conferiscono grandiosità a certi momenti caratteristici. Altre opere coniugano la profonda religiosità e lelegante vena melodica dellautore con linteresse per la forma: "Ave Maria", (Forlivesi, 1950); "Composizioni religiose", per coro ed organo, (Carrara, 1983); "Tre canti religiosi" (Carrara, 1991) per soli coro a una voce: con organo o pianoforte; Un "Oratorio", per soli coro e orchestra: "Le nozze di Cana" su testo del poeta Giacomo Sardo, è inedito. |
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Oltre a composizioni vocali folkloristiche: incantevoli e dai vivi contorni ritmici "Viva lu suli mé", (Bongiovanni, 1952), canzone premiata alla "IX Sagra del Mandorlo in fiore" di Agrigento; "Sole e Canto", (Forlivesi, 1957); "Terra mia", (Bongiovanni 1993); "Tre canti popolari": "Sicilia bedda" , ghiribizzo; "Ninna Nanna", berceuse; "Madrigale", (Forlivesi, 1993); da ricordare: "Inno degli studenti" (Carrara, 1986) per coro allunisono con accompagnamento di pianoforte. |
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Marciabili, marce sinfoniche e musica funebre (Florio, 1952, 1955; Pucci, 1983) di grande effetto. E "Spartiti leggeri": ma nel Fasullo, questa musica si pone nella stessa assolutezza della musica "colta"; "La rosa carminia" (Pucci, 1932); "Tornare" (F.lli De Marino, Napoli, 1942); "Lultimo tango" (Edizioni Musicali Globo, Napoli, 1962); "Ultima dea" (Edizioni Giliberti, Salerno, 1962) ed altre pagine edite ed inedite) dalla tessitura melodica raffinata. |
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