FIERA DEGLI ANIMALI E ARCHITETTURE:

tradizione e cultura del 4 settembre a S.Margherita di B.

Colloquio con il professore Salvatore Scuderi

di Francesco Graffeo

Quando i Corbera costruirono la prima Casa dei Giurati posero su questa casa l’immagine della Santa Rosalia e quella di Santa Margherita. Quest’ultima diede il nome al paese, e Santa Rosalia ne divenne la patrona da venerare.

Essendo la ricorrenza della festa di Santa Rosalia il 4 settembre , vi è da presumere che lo svolgimento della fiera abbia avuto origine da questa festa, ricorrenza della morte di S. Rosalia. Vi è da osservare un altro fatto che coincide con la data del 4 settembre: nel 1622, Elisabetta Corbera ottenne in dono il Crocifisso che si trovava nella chiesa di S. Nicola di Adragna , in occasione del trasferimento a Santa Margherita di Cola Carasco, sambucese. Il Crocifisso venne trasportato, su autorizzazione del vescovo, a condizione che il trasferimento venisse fatto in processione e che la sua festa venisse solennizzata il 4 settembre, come risulta da un documento dell’archivio vescovile.

Da ciò rimane d’accertare se la data della fiera del 4 settembre proviene dalla data di morte di Santa Rosalia , o dalla imposizione del vescovo per la processione del Crocifisso

.

Resta il fatto che il mercato del bestiame, era un momento spettacolare. Centinaio o forse anche migliaia di animali : bovini, ovini e suini si ammassavano ai margini dello stradale che scende verso la contrada Gulfa. Venivano venditori ed acquirenti da tanti paesi dell’entroterra Siciliana.

Nei pressi dei luoghi della fiera insistono due bevai: il bevaio Acqua Nova ed il bevaio Canale. Acqua nova è antichissimo, forse anteriore al periodo normanno. Nel 1813 l’acqua che arrivava al bevaio era diminuita considerevolmente, per cui il principe Nicolò I° Filangeri ne ordinò il restauraro e ne potenziò il flusso dell’acqua. Da allora fu chiamato bevaio acqua nova, denominazione che rimane tutt’ora a tutta la zona.

In merito al bevaio Canale vi è da ricordare che la forma circolare data all’invaso, a fianco dell’abbeveratoio, assolveva ad un nobile compito: gli animali (muli e cavalli) che rientravano in paese, nel periodo delle piogge, sporchi di argilla derivante dalla lavorazione dei campi della valle del fiume Belìce, percorrevano con più giri la "gebbia" , sempre piena d’acqua fino allo sfioro posto a circa 80 centimetri, affinchè ne pulissero le zampe , prima dell’ingresso al paese.

L’acqua in questa fontana venne fatta portare dal principe Girolamo Filangeri attorno al 1700, in quanto esisteva una sorgiva in corrispondenza delle vicinanze del corso Maggiore, che scorreva e ristagnava anche nelle vicinanze di Palazzo Cutò. Da qui la volontà del Filangeri, che fece scavare delle gallerie sotterranee lunghe alcune centinaia di metri, in modo da portare una parte dell’acqua al Bevaio Canale, e parte alla Villa Cutò e al bevaio sottostante dei Cannoli. Il bevaio Acqua Nova e Canale, oggi, fonte di abbeveraggio delle mandrie di pecore che rientrano alle masserie, sono stati oggetto nelle ’96 di un intervento di manutenzione straordinaria con due cantieri scuola.

Dal 1993 accanto alla fiera del 4 settembre, è stata istituita (dall’amministrazione Russo, oggi giunta con l’amministrazione Perricone alla V° edizione) una mostra tendente alla valorizzazione della pecora della "Valle del Belìce". L’interesse verso la pecora della "Valle del Belìce", nasce principalmente per l’elevata produttività lattea che la inserisce tra le migliori pecore presenti in Italia e per la resistenza che mostra alle avversità climatiche, oggi elevata al rango di razza, frutto del lungo e paziente lavoro selettivo degli allevatori della zona.

Il professore Salvatore Scuderi (nato a S. Margherita di B. nel 1923) è autore di una minuziosa ricerca di prossima pubblicazione. Il lavoro dal titolo "Santa Margherita di Belìce nella storia Siciliana. Dai Mastrogiovanni Tasca a Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Genesi del Gattopardo" è stato già visionato dal critico letterario Massimo Gangi è sarà pubblicato dalla Sellerio.

 

Il Belìce Settembre-ottobre 1998 Francesco Graffeo

 

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