Giornale di Sicilia: 
Dossier:Turismo e cultura ad Agrigento

Da Trento a Misilbesi. Un Colosso per la sfida del vino

A Misilbesi si è voltato pagina. Su quella tenuta che fu dei Salvo,  oggi si impone una nuova realtà agricola imprenditoriale, per produrre vini di qualità.

L'avvento dei Trentini

Ed ha  partire dalla prossima primavera i vini, cosiddetti della fascia del sole, voleranno alla conquista dei mercati internazionali. Questo, grazie al gruppo trentino Mezzacorona, che riunisce ben 1.500 produttori, con un fatturato annuo di oltre 200 miliardi di lire ed esportazioni di vino in tutto il mondo. Hanno fatto presto, e senza aspettare i finanziamenti. “Miriamo al mercato” dice l’amministratore delegato Fabio Rizzoli, della Silene Srl,  società collegata all’azienda trentina Mezzacorona, che sta operando nel territorio di Sambuca di Sicilia una profonda trasforma­zione di oltre 260 ettari di terreno in località Portella Misilbesi, per un inve­stimento complessivo di circa 25 milioni di euro. Il più alto investimento privato in quest’area della Sicilia.

NEL SEGNO DEL VECCHIO BAGLIO

Oggi al posto dei due enormi cubi di cemento della vecchia cantina, che dominavano l’intera valle che si affaccia sul lago Arancio, una nuova struttura di oltre 8 mila metri quadri, che rispetta i canoni del vecchio “baglio” siciliano simbolo della tradizione ed armonia con l’ambiente. Al suo interno le tecnologie più avanzate al mondo, per la vinificazione di qualità in zone calde, tali da consentire la lavorazione, la trasformazione dell’uva, e l’invecchiamento in barriques, per oltre 20 mila ettolitri; nonché, entro i prossimi mesi una linea d’imbottigliamento di 6 mila bottiglie/ora. Ma anche locali per una cittadella del vino in grado di  accogliere ospiti e visitatori, oltre una struttura per il ricovero del parco macchine e annessa officina. Un investimento questo di circa 27 miliardi delle vecchie lire, ed oltre 1,5 miliardi per il rinnovo dell’intero parco macchine nel rispetto delle nuove norme di sicurezza sul lavoro. A Misilbesi dunque si è voltato pagina.  

LA SICILIA TRA STORIA E MISTEROt

 Feudo Arancio” è il nuovo marchio coniato dal Gruppo Mezzacorona, che accompagnerà nel mondo i luoghi e la nuova linea di vini in produzione già a partire dalla prossima primavera. Per l’amministratore delegato Fabio Rizzoli, autore dell’ambizioso “Progetto Sicilia” che ha portato il Gruppo Mezzacorona a stringere alleanze anche con il prestigioso Gruppo Santa Margherita, nell’avvincente sfida alla conquista dei mer­cati a livello mondiale, “<Feudo Arancio> è il nome che abbiamo scelto dopo un attento studio della storia e della fisicità dei luoghi”. “Un nome che evoca in se il mistero, la terra, la storia e la cultura millenaria della Sicilia. <Feudo> termine legato all’agricoltura tradizionale siciliana, strettamente connesso al vissuto di questa terra e della nostra gente. Mentre <Arancio> è un riferimento al prezioso frutto  simbolo della solarità e ricchezza” spiega Giacomo Bacchi,  agronomo siciliano e responsabile aziendale per il gruppo a Sambuca. 

 LA RIVOLUZIONE DEL FEUDO

Fitta la tabella di marcia del gruppo trentino anche nel progetto di estirpazione dei vecchi impianti a tendone di Trebbiano e Damaschino, capaci di produrre oltre 200 quintali di uva per ettaro. Si salvano solo quelli di Nero d’Avola, dimezzandone la produzione. Nel frattempo il  rimpianto di vigneti si concluderà nell’arco di tre anni. In un anno abbiamo reimpiantato 110 ettari su una previsione di 230 ettari” dice l’Agronomo Bacchi, che aggiunge “il prossimo anno è in  programma il reimpianto di 60 ettari e nel 2004 il completamento, per un investimento di 6 miliardi di lire”. Spiega RizzoliSi passa dalla cultura della quantità invendibile alla cultura della qualità che trova mercato e acquirenti”. E per questo la scelta è ricaduta sul sistema di coltivazione a cordone speronato, che prevede l’impianto di oltre 5 mila viti per ettaro da collocare in 230 ettari a controspalliera. Vengono impiantati vitigni internazionali come il Cabernet sauvignon, Chardonnay, Syrah e Merlot. Per  i 100  collaboratori  siciliani attualmente assunti, che da anni lavorano in agricoltura, sembra un ritornare a scuola per le tecniche introdotte.

UN POLO NEL NOME DI BACCO
 Un polo enologico nel cuore della Sicilia. Questa la realtà che si profila attorno all’area del lago Arancio. Settesoli, Planeta, Feudo Arancio, oltre tante altre realtà, hanno posto al centro il vino, punta di diamante della produzione agroalimentare di qualità, che nel prossimo imminente futuro dovrà fare i conti con i cambiamenti climatici quali la siccità. Bloccata l’espansione delle superfici vitate che ammontano a circa 10mila ettari, si punta al reimpianto o al reinnesto di vitigni di qualità. Un’inversione di rotta: alla quantità da distillare la qualità da imbottigliare. Un ruolo preponderante nel territorio è dato dalla Settesoli. “Sessanta miliardi l’ultimo fatturato, 6500 gli ettari di vigneto, 2500 i soci della cooperativa, una vinificazione di 500 mila quintali l’anno di uva che producono 380 mila ettolitri di vino, una linea di imbottigliamento di 12 mila pezzi ora, pari a oltre 20 milioni di bottiglie anno - dice Salvatore Li Petri direttore commerciale della Settesoli -. Il 65% del prodotto va all’estero”. Secondo Alessio Planeta presidente dell’associazione Strade del Vino Terre Sicane “Ormai è evidente che l’unica vera risorsa che può permettere il vero sviluppo del nostro territorio è il vino e la sua filiera”.


Giornale di Sicilia - Regionale - Dossier  Venerdì 25 ottobre 2002  Francesco Graffeo

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