IL BELICE

Realizzare per valorizzare
Una proposta di uno storico al vaglio dell’amministrazione
di Salvatore Scuderi

 Dal 2 Ottobre 1721 al 1761 fu signore di Santa Margherita Alessandro II Filangeri, principe di Cutò il quale, secondo lo storico barone Bartolomeo Giacone, fu fornito di una non comune intelligenza e di tenace volontà, eccellendo nelle lettere e nelle belle arti e le sue molteplici e monumentali opere rimasero a perenne testimonianza della sua magnificenza. Esse sono: il meraviglioso palazzo Cutò di via Maqueda in Palermo, la parte avanzata del palazzo Cutò di Santa Margherita, con la creazione di quello che divenne il primo cortile, il teatro, la quadreria con due file sovrapposte di quadri rappresentanti i Filangeri dal 1080 al 1800, la palazzata, il palazzo dei Giudici e dei Giurati (poi municipio e circolo dei civili), il castello di caccia della Venaria ed infine il meraviglioso giardino con fontane dalle acque zampillanti, adornate di statue, di serre e di una vegetazione lussureggiante e rara. Il 27 Luglio 1735 ottenne l’investitura della baronia il di lui figlio Girolamo III Filangeri, principe di Cutò. Allora vicino la chiesa del Purgatorio scaturiva una copiosa sorgente la cui acqua scorreva in un ruscello in prossimità del Palazzo Cutò, per andare ad alimentare le diverse fontane ed irrigare il giardino. Poiché tale ruscello rendeva paludoso il terreno, il principe Girolamo III Filangeri, con una galleria convogliò quelle acque da una parte verso il bevaio canale e dall’altra, passando sotto le fondazioni del Palazzo Cutò, verso il giardino che così potè essere agevolmente irrigato, verso le fontane, verso un bevaio e verso due sgorghi detti “cannola”, la cui acqua residua proseguiva verso le vasche di irrigazione dell’orto grande oggi scomparso. Dopo il terremoto del 1968, in seguito alla costruzione di alcuni appartamenti, la galleria venne interrotta e le acque non poterono più raggiungere il giardino, il bevaio e lo sbocco dei cannola, perdendosi in mezzo al terreno. Il danno fu enorme, sia per il giardino che per la popolazione che prelevava l’acqua per molti usi. Mi sono permesso di prospettare a voce ai rappresentanti di una amministrazione comunale, allora in carica, della necessità di provvedere al ripristino della galleria per avere l’acqua che si perdeva. Ogni promessa è stata vana. Ho rinnovato a voce la richiesta anche agli attuali amministratori ma sinora non è stato fatto nulla. Poiché quell’acqua è un elemento importantissimo per il meraviglioso giardino e per i tanti cittadini che ne hanno bisogno, ritengo che sia delittuoso continuare a farla perdere. Faccio pertanto voti all’amministrazione comunale in carica perché sia data assoluta priorità alla soluzione di tale problema. Ripristinato l’afflusso dell’acqua nel giardino sarebbe opportuno sistemare nella fontana con l’isolotto le statue descritte da Giuseppe Tomasi nei “Ricordi d’infanzia” e ripristinare quelle già esistenti nelle altre tre fontane, in modo da ridare al giardino quel fascino scaturente dalla visione di un ambiente ricco di elementi mitologici ed artistici e di fantasiosi zampilli. Segnalo la necessità di ripristinare l’apertura, irresponsabilmente chiusa dell’accesso al vano sottostante la serra del giardino, dove i principi facevano accendere il fuoco per riscaldare in inverno le piante esotiche ivi custodite, che mi auguro saranno presto rimesse nella serra. Tali realizzazioni contribuirebbero alla valorizzazione del nostro ambiente reso più interessante dal neo Parco Letterario Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Prego l’amministrazione comunale di far conoscere quali provvedimenti intenda adottare in merito.

 Nelle foto: la fontana della Villa Filangeri di Cutò come era prima e come è oggi.
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Il Belice Maggio - giugno 2001 Salvatore Scuderi

 

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