il Belìce
"Donnafugata come paese è Palma ,
come Palazzo è Santa Margherita"
La lettera inedita di Giuseppe
Tomasi di Lampedusa sul Gattopardo
Giuseppe Tomasi è un personaggio che non finisce mai di stupire. A 40 anni dalla sua scomparsa, una sua lettera inedita, letta in occasione dell'inaugurazione del Parco Letterario su Giuseppe Tomasi di Lampedusa, da Gioacchino Lanza Tomasi, suo figlio adottivo e direttore scientifico del Parco, mette una parola di pace, alle polemiche di studiosi locali che si sono battuti a colpi di inchiostro, su quale paese rappresenta Donnafugata e indica che il cane Bendicò "è un personaggio importantissimo ed è quasi la chiave del romanzo". La lettera inedita è datata 30 maggio '57, un giorno prima che lo scrittore partisse per Roma, per fare una cobaltoterapia che si rivelerà poco efficace. Infatti morirà il 23 luglio '57. Delle quattro copie dattiloscritte del "Gattopardo" che aveva in giro, una che teneva con sé voleva farla leggere a Enrico Merlo, giudice della Corte dei Conti, suo vecchio amico personale. "Un uomo dei pochi con cui aveva delle conversazioni di merito , con il quale scambiava vere opinioni" sottolinea Gioacchino Lanza, che aggiunge " La lettera io ne ho parlato nelle prefazioni al romanzo, non l'ho allora pubblicata per due motivi. Primo, la lettera narra alcuni nomi di persone, o di varie persone, di varie memorie che si sovrappongono, nelle identità dei personaggi del romanzo. Secondo, fino all'82, quando morì a 86 anni, la vedova Lampedusa che curava un immagine questa lettera era scomparsa, appunto, perché lei non avrebbe voluto che fosse rivelata".
"Caro Enrico - scrive il principe - nella busta di pelle troverai il dattiloscritto del 'Gattopardo'. Ti prego di leggerlo con cura, è la sola copia che io possegga. Ti prego anche di leggerlo con cura perché ogni parola è stata pesata e molte cose non sono dette chiaramente ma solo accennate. Mi sembra che presenti un certo interesse perché mostra un nobile siciliano in un momento di crisi (che non è detto sia soltanto quella del 1860), come egli vi reagisca e come vada accentuandosi il decadimento della famiglia sino al quasi totale disfacimento; tutto questo però visto dal di dentro, con una certa compartecipazione dell'autore e senza nessun astio, come si trova invece nei "Vicerè"". Lampedusa rivolgendosi all'amico aggiunge "E' superfluo dirti che il "principe di Salina" è il principe di Lampedusa, Giulio Fabrizio mio bisnonno; ogni cosa è reale: la statura, la matematica, la falsa violenza, lo scetticismo, la moglie, la madre tedesca, il rifiuto di essere senatore. Padre Pirrone è anche lui autentico anche nel nome. Credo aver fatto tutti e due più intelligenti di quel che veramente fossero. Tancredi è fisicamente e come maniere, Giò; moralmente una mistura del senatore Scalea e di Pietro, suo figlio. Angelica non so chi sia, ma ricorda che Sedàra, come nome, rassomiglia molto a "Favara"". La lettera spiega "Donnafugata come paese è Palma; come palazzo è Santa Margherita". Lampedusa quindi afferma "Tengo molto agli ultimi due capitoli: La morte di don Fabrizio che è sempre stato solo benché avesse moglie e sette figli; la questione delle reliquie che mette il suggello su tutto è assolutamente autentica e vista da me stesso. La Sicilia è quella che è; del 1860, di prima e di sempre. Credo che il tutto non sia privo di una sua malinconia poeticità. Io parto oggi; non so quando ritornerò; se vorrai scrivimi". Segue la firma è un recapito di Roma dove indirizzare le lettere. Giuseppe Tomasi chiude la busta, ci ripensa e sul retro aggiunge "Fai attenzione: il cane Bendicò è un personaggio importantissimo ed è quasi la chiave del romanzo ".
| il Belìce | Novembre - Dicembre 2000 |
Francesco Graffeo |