il Belìce

 LA COLONNA ORSINI A SAMBUCA

Un margheritese fra i mille: Gian Battista di Giuseppe

Di Salvatore Scuderi

 

Domenica 6 febbraio 2000, nel Teatro Comunale l'Idea di Sambuca, organizzata dal Lions Club, dal Comune e dall'Istituzione Giambecchina, si è svolta una conferenza su "Garibaldi e la Colonna Orsini a Sambuca", con la partecipazione di Gaspare Di Prima, Presidente Lions Club di Sambuca; prof. Olivia Maggio, Sindaco di Sambuca; dr. Rori Amodeo Presidente Istituzione Giambecchina; relatori: gli storici Michele Vaccaro, Luigi Giustolisi e il prof. Giuseppe Di Gesù.

Il tema della conferenza verteva su Garibaldi, sullo sbarco dei mille in Sicilia e sulla Colonna Orsini. Poiché Garibaldi non aveva forze sufficienti per combattere l'esercito borbonico che difendeva l'ingresso a Palermo, da Monreale usò uno stratagemma. Inviò il colonnello Vincenzo Giordano Orsini con una piccola squadra di volontari e con l'artiglieria verso Corleone, simulando una ritirata verso l'interno della Sicilia.

Mentre i borbonici si davano all'inseguimento di quello che credevano l'esercito garibaldino in fuga, Garibaldi col grosso delle truppe attraversò i monti di Palermo e il 27 maggio 1860 assalì la città da oriente e vi entrò di sorpresa. La Colonna Orsini, intanto, passata Corleone e Chiusa Sclafani, si diresse verso Giuliana i cui abitanti si rifiutarono di accoglierla.

La Colonna diretta a Palermo pernottò alla masseria del Sommacco. Il 28 maggio 1860 fu raggiunta da un gruppo di Sambucesi guidati dallo scrittore Vincenzo Navarro della Miraglia che le offrì ospitalità a Sambuca.

Della Colonna fece parte il Margheritese Giovanni Battista Di Giuseppe che da Sambuca raggiunse Santa Margherita dove regnava un grande fermento e dove gli vennero fatte dimostrazioni di simpatia e di solidarietà da parenti, amici, conoscenti e da tutta la popolazione. Il Comune di Montevago inviò il suo contributo. Dopo tre giorni ritornò a Sambuca e si unì agli altri Garibaldini per raggiungere Palermo. L'attività di Giovan Battista Di Giuseppe iniziò con la partecipazione alla rivolta del 1848 accorrendo alle barricate di Palermo. Dopo la repressione della rivolta fu ricercato e si salvò nascondendosi in fondo al pozzo della sua casa. Uscito dal nascondiglio si trasferì a Torino , poi a Genova dove visse per dieci anni facendo l'insegnante. Fece parte dei Mille e, sbarcato in Sicilia, combatté a Calatafimi col grado di capitano. Fu destinato a seguire il Colonnello Orsini. Poi combatté a Milazzo, a Napoli, al Volturno e a campagna finita si arruolò nell'esercito regolare col grado di capitano. Conseguita la pensione da maggiore, morì a Palermo nel 1884 a 68 anni trascorsi nelle cospirazione, nell'esilio, nell'insegnamento, nella milizia al servizio del paese con patriottismo indefesso, con carattere integro, con coscienza retta. Un fatto rivelò l'uomo e l'educatore. Nel 1870 prestava servizio militare a Palermo un Giuseppe Di Giuseppe suo nipote che frequentava la sua casa e partecipava alla sua mensa. Questi si reputò autorizzato a domandargli una raccomandazione per il suo capitano. Rimase sorpreso nel ricevere un rifiuto, con l'ammonimento che una più dignitosa raccomandazione doveva chiederla alla propria condotta e non ai favori altrui. I privilegi, l'intrigo, l'affarismo facevano dispetto agli uomini di quella tempra ammaestrati alla scuola dei pericoli e dei sacrifici che, sull'esempio di Garibaldi, li elevò, come tanti piccoli eroi di Plutarco, alla grande impresa dei Mille.

il Belìce Marzo-Aprile 2000 Salvatore Scuderi

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