La locandina

"Nella Terra del Gattopardo"

La traiettoria umana e letteraria di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, si intreccia profondamente con la storia di Santa Margherita di Belìce. Essa non può non rappresentare una straordinaria risorsa intellettuale per la comunità del paese, ma in genere per tutta la storia della letteratura siciliana; la rievocazione storico-letteraria del romanzo "Il Gattopardo", rappresenta, quindi, una grande ed irripetibile occasione di festa, ma anche di riflessione intellettuale con notevoli implicazioni sul piano del coinvolgimento emotivo.

Così ho immaginato la presenza di Don Fabrizio a Santa Margherita come ad un festino "multimediale", nel quale teatro, musica, danza, video arte etc., tutto concorre ad alimentare la giusta atmosfera di festa gioiosa intorno alla malinconica, ma amatisima, figura del Principe Don Fabrizio.

La parola, dunque, il gesto e la tecnologia, le luci e i sorrisi dei bravi giovani attori danzatori che ho coinvolto: tutto al servizio della memoria e a sostenere (finalmente!) il vero confronto, fra la Donnafugata del romanzo e la Santa Margherita del nostro quotidiano, entrambe abitate e "respirate" dai volti e dagli umori di quei personaggi che stuzzicano da sempre la nostra sensibilità di uomini e di siciliani.Il regista: Cocò Gulotta

Giuseppe Tomasi di Lampedusa con la moglie

Nell’ambito dell’Estate Manzil-Sindi "99 di Santa Margherita di Belìce, organizzata dall’Amministrazione Comunale, trova posto "Nella Terra del Gattopardo", curata dall’Associazione Pro-Loco "Gattopardo-Belice" sotto il patrocinio del Comune. Il Gattopardo e Giuseppe Tomasi di Lampedusa sono i protagonisti delle due giornate animate da incontri culturali, proiezioni di film e docu-mentari, eventi scenici, balli e la "Rievocazione del viaggio del principe di Salina verso Donnafugata", descritto da G. Tomasi. Questa ultima vuole essere, oltre che evento culminante della manifestazione, il pretesto per esaltare il valore dei "Luoghi" e dei "Personaggi" che hanno dato lo spunto all’autore per ambientare il romanzo e caratterizzare protagonisti e figure minori. Ma precedente a "Il GATTOPARDO" è "I RACCONTI". Molte cose che in questo lavoro sono descritte con reale minuzia, come ricordi di vita quotidiana del Tomasi a Santa Margherita, passano, ro-manzate, nella sua opera più conosciuta, nella quale il tempo e lo spazio perdono la dimensione della realtà per divenire, in una lo-gica propria dell’autore, elementi per esprimere, sotto mentite spoglie, le proprie idee, i propri sentimenti, per immortalare i ricordi più belli del "Paradiso terrestre e perduto della sua infanzia", per enfatizzare le glorie e le disgrazie del proprio casato, esempio emblematico della decadenza di quella classe sociale destinata inesorabilmente ad estinguersi nella società repubblicana.

La copertina della I° Edizione

"Donnafugata" è simbolo di questa decadenza perché rappresenta la catastrofe di quel casato di regnanti, a cui gli antenati materni del Tomasi erano stati fedeli: i Borboni. "La Donnafugata" del romanzo è la regina Maria Carolina, ospitata in esilio a Santa Margherita da Nicolò I Filangeri, col marito re Ferdinando ed il figlio principe Leopoldo. Le lapidi sul prospetto del Palazzo Cutò, il "Salone di Leopoldo", la "Porta Reale", sono gli elementi fisici ed architettonici che testimoniano questa visita, ampiamente documentata dal Canonico Monteleone nella "Cronachetta".
E gli echi di quella permanenza saranno arrivati sicuramente al Tomasi, a lui tramandati come uno dei momento di magnificenza di quella che egli chiama "la più bella villa di campagna", "meta di cocchi… dorati, …carichi di femmine, bottiglie e violini".

Regina Maria Carolina

Nicolò I° Filangeri Porta Reale

Onofrio Rotolo

E da quando la baronia del Misilindino passò ai Corbera e poi ai Filangeri, (che vantano nel proprio casato tre o quatto Viceré di Sicilia), chissà quante carrozze saranno arrivate in paese e sempre accolte, per la risaputa bontà, mitezza e generosità di quei signori, da folle di povera gente festante, dalla tradizionale banda, da quei buoni ed onestissimi amministratori locali, ultima e splendida figura dei quali, nella realtà e nella descrizione del Tomasi è stata Onofrio Rotolo.
Come scrive lo stesso autore in una lettera all’amico Lajolo, don Fabrizio non è che lo stesso Giuseppe Tomasi e Tancredi è il proprio figlio adottivo Gioacchino Lanza Tomasi. Il primo costretto ad abdicare, a perdere con dignità, vergognandosi interiormente per le stupidità dei suoi pari e provando astio verso i nuovi ricchi divenuti tali per aver approfittato delle sventure della sua famiglia, affinché il secondo possa offrirsi, con la propria nobile ma squat-trinata giovane autorevolezza, alle classi emergenti:Angelica, figlia del Sedara.

Nel sindaco Calogero Sedara e nella moglie, veramente maltrattati nel romanzo perché rappresentano tutti i "nuovi ricchi locali", si possono intravedere reali e rispettabilissime persone che per il Tomasi fondarono la propria fortuna sulla disgrazia della sua famiglia, ma che tutto sommato ebbero il solo torto di averne acquistato i beni. La nobiltà, cioè la famiglia Mastrogiovanni Tasca, in fondo fu colpevole di sciocche dissolutezze o passioni che la costrinsero a svendere i propri beni a questa nuova borghesia emergente o ad imparentarsi con essa. Alessandro Mastrogiovanni Tasca, zio materno dell’autore, per svolgere attività politica nel Partito Socialista Riformista "servendo la politica senza mai servirsi di questa per il proprio arricchimento", fu infatti la principale causa della perdita delle proprietà, poiché impegnò i beni ancora indivisi del padre e delle sorelle (tra cui Beatrice, madre del Tomasi), per saldare i debiti contratti. L’uno dopo l’altro furono così venduti tutti i feudi di Santa Margherita, il palazzo e il giardino ed i maggiori acquirenti furono i Giaccone e i Crescimanno. A ciò allude l’autore con il "volo delle rondini". Ed il Tomasi descrive con nostalgia quei luoghi in quanto "I luoghi della mia prima infanzia", che frequentò sino all’età di circa 21 anni, dove da "figlio del principe" era coccolato e vezzeggiato e la cui perdita costituì il dolore più grande della sua vita ed il più grande stimolo a scrivere il suo capolavoro: "Il GATTOPARDO".
Così, nella manifestazione "Nella Terra del Gattopardo", per rie-vocare tutto ciò, nelle due giornate, vi sono incontri culturali alla presenza di personalità di rilievo e studiosi di G. Tomasi di Lampedusa; la proiezione del documentario sul Tomasi: "Sulle orme del Gattopardo" di Valeria Torta.
Ampia importanza verrà data alla localizzazione ed alla valorizzazione dei "Veri luoghi" descritti nel romanzo, sotto forma di realtà fantastica e prima come diario di vita vissuta ne "I RACCONTI". Tanto i luoghi più insignificanti quali "la taverna di lu ‘zu Minicu" o "il vano al piano terreno del Municipio" dove si svolsero nella realtà e nel romanzo le votazioni del plebiscito, che gli elementi architettonici più illustri: la Porta Reale, il Salone di Leopoldo, il Giardino dalle acque zampillanti ecc.. saranno localizzati e, quelli che purtroppo non esistono più, simbolicamente o fotograficamente resi visibili, giacché il sisma del 1968 li ha cancellati.

Copertina del romanzo nella I° Edizione

Giuseppe Tomasi fanciullo Via Duomo a destra il Fronte laterale del Municipio Mons. Pellegrino Crescimanno Maestra Mauro insegnate di Tomasi da fanciullo Taverna di Lu Zu Minico in via Libertà
Altrettanto verrà fatto per i personaggi la cui memoria merita di essere ricordata: Onofrio Rotolo, "l’onestissimo amministratore", "Mons. Trottolino" ovvero Mons. Pellegrino Crescimanno "dal faccione arsiccio", don Totò Ferraro, ritratto assieme al Tomasi, dodicenne, alla governante e a due asinelli sardi nel giardino del Palazzo Cutò di Santa Margherita. Rivivranno così luoghi e personaggi che, nella rievocazione del viaggio verranno impersonati da attori e da gente del luogo. Altro momento della rievocazione sarà "Il Gran Ballo del Gattopardo", ambientato nel III° Cortile del Palazzo Cutò Filangeri.

Alle due giornate della manifestazione parteciperanno il Principe di Cutò Alessandro e la figlia Principessa Ama.
Tali manifestazioni, nelle intenzioni dell’Amministrazione Comunale e della Pro-Loco, vogliono essere la Iª edizione di una serie di attività culturali estive, ma che avranno anche eventi nell’arco di tutto l’anno (con mostre fotografiche permanenti, convengi ecc.), destinati a valorizzare l’ambiente di Santa Margherita di Belìce, che è certamente ancora intriso di valori storico-culturali, ambientali-paesaggistici, validi moventi per l’incremento turistico della zona belicina, nonché un sistema per creare nuove opportunità lavorative e di risveglio economico oltre che culturale.

Giuseppe Scuderi

 

 

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