Atti del convegno del 27 agosto 1999:

I luoghi del Gattopardo:

Rievocazione storico-letteraria dal romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa "Il Gattopardo"

Testo della Relazione del Professore Salvatore Scuderi

Giuseppe Tomasi di Lampedusa nei Ricordi d’infanzia comincia così la descrizione del viaggio: "Il fascino dell’avventura, del non completamente comprensibile che è tanta parte del mio ricordo di Santa Margherita, cominciava con il viaggio per andarvi. Era un’impresa piena di scomodità e di attrattive. Era generalmente fine giugno. Attraverso Piazza Politeama e via Dante si arrivava alla stazione Lolli e lì ci si cacciava nel treno per Trapani. lle undici si arrivava a Castelvetrano. Alle undici e mezza si ripartiva sino a Partanna. Da lì in carrozza sembrava che il viaggio non dovesse finire più. Poi mia madre cominciava ad avvertirmi: "stai attento ora, tra poco a sinistra vedrai la Venaria". Non eravamo più lontani. Mia madre, sospinta dal suo amore per Santa Margherita, non stava più ferma, si sporgeva ora da uno sportello ora dall’altro. Siamo a Montevago. Siamo a casa. Passato Montevago ecco la Madonna delle Grazie, poi la Madonna di Trapani. Ci siamo! Ecco il ponte. Sul ponte era schierata la banda municipale che attaccava con slancio una polka. Noi ci sforzavamo di sorridere e ringraziare. Un breve percorso nelle strade, si sboccava nella piazza, si vedevano le linee aggraziate della casa, si entrava nel portone, primo cortile, secondo cortile. Si era arrivati. Al basso della scala esterna il gruppetto dei familiari capeggiato dall’eccellente amministratore Onofrio rotolo, minuscolo sotto la barba bianca e fiancheggiato dalla potente moglie "Benvenuti". Come siamo contenti di essere arrivati".

Ne "Il Gattopardo" il Tomasi descrive il viaggio a Donnafugata di don Fabrizio Corbera principe di Salina in carrozza per altra via, con soste la prima notte a Marineo, la seconda a Prizzi, la terza a Bisacquino. E’ citata una sosta a Rampinzeri. Tale citazione ha creato perplessità nei lettori del romanzo perché quella località non è vicina a Santa Margherita. Ma a pag. 71 e 72 dei Racconti (ediz. 1990) c’è la spiegazione per cui il Tomasi chiamò quel sito Rampinzeri. "Quando si arriva a Misilbesi un paesaggio dal piglio canagliesco… pochi anni fa ho visto una certa svolta presso Santa Ninfa (Rampinzeri si chiama) nella quale ho riconosciuto il ceffo canagliesco ma amato di Misilbesi". Quindi quel nome venne dato nel romanzo in base ad un ricordo che gli faceva accomunare le due località di Misilbesi e Rampinzeri entrambe dal ceffo canagliesco. Nel romanzo si legge: "Si andavano riconoscendo luoghi noti, mete aride di passeggiate passate e di spuntini durante gli anni scorsi, le forre della Dragonara, il bivio di Misilbesi, fra non molto si sarebbe arrivati alla Madonna delle Grazie che da Donnafugata era il termine delle più lunghe passeggiate a piedi". Dette località sono vicine al centro di Santa Margherita. Il viaggio descritto ne "Il Gattopardo" è lo stesso di quello fatto in carrozza dai principi Tasca provenienti a Santa Margherita da Palermo quando non c’era il treno. Ciò è provato da un diario di Teresa Tasca sposata al barone Piccolo di Capo d’Orlando, che lo descrive nei particolari con le stesse soste indicate nel romanzo. I partecipanti al viaggio erano i principi Lucio e Giovanna Filangeri con i loro figli, tra i quali Teresa autrice del diario e Beatrice madre di Giuseppe Tomasi. Tale diario e un altro che descrive le gite al castello della Venaria, con la citazione dell’amministratore Onofrio Rotolo e di Totò Ferraro è stato trovato dall’Ing. Francesco Valenti da Capo d’Orlando che sta pubblicando un libro sui soggiorni di Giuseppe Tomasi e della madre Beatrice a Capo d’Orlando. In un altro diario di Teresa Tasca dal 1884 al 1886 pubblicato da Vanni Ronzisvalle ne "Il meridiano della solitudine" – Novecento, Teresa Tasca dice che l’indomani sarebbero partiti in carrozza per Santa Margherita e nel commento si legge: "Vedere con gli occhi di Teresa, ottanta anni prima che suo nipote Lampedusa li mettesse di sfondo al Gattopardo, i luoghi del viaggio verso Donnafugata e il palazzo che fece da modello a quel romanzo"; fu un altro viaggio dei Tasca in carrozza identico a quello descritto ne "Il Gattopardo".

Nel periodo feudale, e per molti anni dopo, la nobiltà abitava in Palermo e regolarmente ogni anno tra la fine della primavera e l’inizio dell’estate, raggiungeva, originariamente in lettiga, poi in carrozza e in fine in treno, le sede dei loro possedimenti. L’arrivo dei principi nelle sedi dei loro domini era avvenimento importante col quale essi confermavano sulle popolazioni dipendenti l’esercizio del loro potere. A loro volta le popolazioni accoglievano l’arrivo dei principi con le manifestazioni più festose per dar atto della loro fedeltà e devozione. Vincenzo Di Giuseppe, con lo pseudonimo di Josefi, in "Santa Margherita Belice – Ricerche storiche" – 1916, dice: "La loro venuta in paese era avvenimento di gran pompa: una moltitudine a cavallo e a piedi si recava ad incontrarli lungo la via, una gran folla di donnicciole, di ragazzi ed anziani ne attendeva l’arrivo ch’era accolto al suono di tutte le campane, dagli applausi del popolo e dal cerimoniale del clero, in tenuta solenne e baldacchino spiegato. E queste dimostrazioni cessarono parecchi anni dopo l’abolizione del feudalesimo". Dimostrazioni così festose non avevano luogo in tutti i comuni. In Santa Margherita tali accoglienze non erano espressione di soggezione ma di riconoscenza. Prima i Corbera, fondarono il paese, poi i Filangeri si erano sempre dimostrati generosi verso le popolazioni. Nicolò I° Filangeri, ultimo principe che esercitò il potere feudale in Santa Margherita, spesso condonava in tutto o in parte, nelle cattive annate, i canoni e i fitti a lui dovuti dai contadini e con ciò seguiva le inveterate consuetudini della sua famiglia. Da ciò trasse lo spunto Giuseppe Tomasi per citare nel romanzo il tollerante signore che spesso soleva dimenticare di riscuotere i canoni e i piccoli fitti. Nicoletta, ingenua fanciulla figlia di Nicolò I°, trovandosi presente mentre il padre ordinava al suo amministratore di cancellare dai crediti una cinquantina di migliaia di lire, impressionata di tanta prodigalità, domandava spiegazioni che le venivano date dal padre nel senso che gli abitanti si erano moltiplicati e affezionati alla sua famiglia per la liberalità dei suoi avi; e che si provvede meglio agli affari propri con l’equa generosità, che è obbligo per chi molto possiede, anziché con la stolta grettezza che è appena scusabile nel diseredato proletario. Quello che lasciò nel popolo profonda impressione e acquistò a don Nicola maggiore ascendente fu la venuta per circa tre mesi dei sovrani in paese e quando, divenuto viceré di Sicilia, accoglieva e ospitava i margheritesi con familiarità e cortesia nel Palazzo Reale di Palermo. E’ da dire che i viceré che diedero lustro al casato furono tre: Alessandro I°, Alessandro III° e Nicolò I° Filangeri.

Per testamento Nicolò I° stabilì che se suo figlio Alessandro IV° non avesse avuto figli con la moglie Maddalena Barretta i feudi Aquila, Ficarazzi, e Calcara dovevano andare al Comune per essere divisi ai contadini e condonò ai censualisti altre 60.000 lire. Su Nicolò I° si riporta:

"Quannu lu principi veni passanu tutti li peni.

Quannu lu principi è ccà tuttu è felicità.

Si curri a lu casteddu cu birritta e cu cappeddu

e la vuci in aria vola: viva, viva don Nicola".

Se gli antenati di Giuseppe Tomasi di Palma ebbero dei meriti con la santità, a Santa Margherita li ebbero con la bontà e la generosità. Il principe Lucio Mastrogiovanni Tasca, ogni anno, per tradizione, offriva un pranzo ai poveri nel castello della Venaria. Suo figlio principe Alessandro sin da giovane svolse una fattiva attività politica da socialista riformista. Nel 1892 finanziò il giornale "L’Isola" diretto da Napoleone Colaianni. Nel 1893 fondò il giornale "Il Siciliano", soppresso dopo un mese e per non essere arrestato dovette darsi latitante. Arrestato nel 1895 fu liberato nel 1896. Nel 1897 partecipò in aiuto dei Greci alla guerra greco-turca. Nel 1898 fondò il giornale "La Battaglia" di linea socialista riformista che cessò la stampa nel 1914.

Nel 1901 fu in carcere per sei mesi per avere accusato nel suo giornale il senatore Paternò di avere condotto nel 1891 un’amministrazione poco corretta da sindaco di Palermo. Liberato nel 1902 fu festeggiato dalle associazioni operaie e da numerose personalità della politica, della stampa e della cultura. Fu consigliere comunale e provinciale di Palermo e deputato al parlamento italiano per i collegi di Palermo e Sciacca. Per svolgere l’attività politica liquidò tutta la sua consistente proprietà. Fu un’altra forma di generosità verso la collettività. Alessandro Tasca e tre sue sorelle, tra le quali Beatrice, madre di Giuseppe Tomasi, tra il 1910 e il 1924 vendettero 1640 ettari di terreno, la Venaria, il giardino ed il palazzo Cutò di Santa Margherita, il palazzo Cutò di Palermo e beni in altri comuni. I nuovi proprietari non fecero più ai contadini i condoni dei canoni concessi dai principi, anzi aumentarono gli affitti dei terreni. Alessandro Tasca fu giudicato dal prof. Massimo Ganci: "Un personaggio romantico che pagò in prima persona, che servì la politica e non si servì della politica". Il di li figlio Alessandro sin da giovane emigrò in America dove contrasse un felice matrimonio e svolse attività negli Stati Uniti, in Italia, in Francia e Inghilterra occupandosi di cinema a fianco di importanti registi come Orson Welles e altri. Allo stesso che non ha potuto darci il piacere di onorarci della sua presenza perché ultranovantenne e sofferente, esprimo e nome personale, della Pro-Loco Gattopardo Belìce che rappresento, dell’Amministrazione comunale e della cittadinanza la più grande cordialità quale espressione di gratitudine per le generosità dei suoi avi verso le popolazioni del nostro Comune. Un cordiale saluto alla figlia principessa Ama che con la figlia Flandina sarà presente alla manifestazione che avrà luogo domani.

Quanto detto in questa breve relazione è inteso a illustrare, giustificare e documentare la manifestazione che avrà luogo domani con la rievocazione dell’arrivo del principe di Salina Fabrizio Corbera alla Donnafugata del Gattopardo che corrisponde alla nostra Santa Margherita.

Salvatore Scuderi

(Presidente della Pro-loco GATTOPARDO BELICE)

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