“…e successi un 4 e 5 di Marzu…”
Per i
Margheritesi, soprattutto i più anziani, questa espressione è
sinonimo di uccisioni, tumulti, sconvolgimenti sociali, arresti,
lutti, processi. Nel tempo, però, è divenuta un “modo
di dire” del luogo, sempre più spesso, privato del suo
significato storico, politico, sociale.
La popolazione di Santa
Margherita, allora è stata divisa da gravi antagonismi che
l’hanno condotta ad avvenimenti drammatici, di estrema gravità.
Tali fatti del 1861 maturarono in un periodo turbolento, della
storia italiana e siciliana, segnato dal malcontento delle classi
più bisognose, successivo all’impresa garibaldina.
Allora il Dr. Giuseppe Montalbano, in una lettera del 21 novembre
1860, diretta al colonnello Giuseppe Oddo scriveva: “Il conte
Cavour vuole piemontizzarci”. L’ordinamento regionale autonomo
della Sicilia elaborato dal Minghetti venne accantonato, vennero
applicate nuove tasse e le terre demaniali dei Comuni, promesse da
Garibaldi a chi aveva combattuto non vennero più distribuite. Fu
istituita la leva militare obbligatoria. Per frenare il fermento
delle popolazioni siciliane a poco servirono l’incameramento e
la vendita dei beni ecclesiastici. Quanti avevano sperato che il
nuovo regime avesse cambiato in meglio la situazione si accorsero
che “tutto era rimasto
come prima”. In questo quadro storico, in sede locale
avveniva che il Dr. Giuseppe Montalbano, rientrato a Santa
Margherita con lo scioglimento dell’esercito meridionale, si
adoperò per la rivendica dei tre feudi di casa Filangeri di Cutò,
in possesso della principessa Giovanna Filangeri, che, per
testamento del nonno, il principe Nicolò I Filangeri, sarebbero
dovuti passare al Comune, quindi assimilabili a beni demaniali. Il
principe Nicolò I Filangeri nel tentativo di dissuadere suo
figlio Alessandro IV dal frequentare l’amante Teresa Merli
Clerici, per testamento del 1829 e del 1837 aveva stabilito che i
beni sarebbero passati in proprietà ai figli che questi avrebbe
avuto con la moglie Maddalena Barretta. Nel caso non avessero
avuto figli, i tre feudi Aquila, Ficarazzi e Calcara a lui in
usufrutto sarebbero passati al Comune di Santa Margherita per
distribuirli ai contadini. Ma Alessandro IV non ebbe figli con
Maddalena Barretta, mentre da Teresa Merli Clerici, aveva già
avuto Nicolò e Margherita. Dopo la morte della moglie e sposata
la Clerici, nacque Giovanna Filangeri (nonna dello scrittore
Giuseppe Tomasi di Lampedusa 1896-1957) alla quale, ritenuta
legittima, fu attribuito il possesso dei feudi, in contrasto con
le volontà testamentarie del nonno. Morto Alessandro IV, il
possesso formale dei beni, curati da un amministratore, era di
Giovanna Filangeri allora undicenne. Giovanna con la madre ed i
fratelli prevalentemente risiedevano a Palermo. I maggiori
interessati a contestare la rivendica dei terreni sostenuta dal
Montalbano erano i gabelloti, che, detenendone il possesso reale
ne ricavavano considerevoli entrate. Così, in questo contesto,
preceduto da alcune minacce, di cui vi è traccia nella
corrispondenza inviata al colonnello Giuseppe Oddo, nella notte
del 3 marzo 1861, matura l’uccisione del Dr. Giuseppe Montalbano.
Ciò fu subito la causa della sommossa del popolo contro i
sospetti mandanti. Ucciso il Dr. Montalbano, dopo il suo funerale,
si scatenò l’assalto al Circolo dei Civili e poi al Municipio,
con lo scoppio di una mina che lo fece crollare parzialmente.
Avvennero altri otto omicidi ed altrettanti ferimenti. L’ordine
fu ristabilito solo dopo l’arresto di 10 indiziati, ma la
sentenza della Corte di Assise di Girgenti del 3 giugno 1864 si
concluse complessivamente, con 21 condannati dei quali, quasi
tutti appartenerti alla povera gente. La sommossa fu popolare e
politica. Le cause: l’accumularsi dei rancori contro la classe
dominante e dispotica del passato regime Borbonico continuava a
prosperare nel nuovo regime Sabaudo.
Giuseppe
Scuderi
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