TESTO
RECITATO
Musica.(
GLI INDIFFERENTI )
Scene
di guerriglia.
Gli
attori si fermano ( quadro vivente ).
Entra
in scena Montalbano.
Montalbano
– Dicono che il popolo siciliano non sia, per vocazione, rivoluzionario.
Dicono
che i Siciliani non abbiano passione per la politica, che non
l’amino, che preferiscano crogiolarsi al loro bel sole, in un
dolce far niente, piuttosto che affannarsi a correre dietro alle
lusinghe di un sempre promesso cambiamento.
Tutto
ciò non è vero ! E posso dimostrarvelo !
Non
furono, forse, i Siciliani a dare il via nel 1848 alla serie delle
rivoluzioni per l’indipendenza ?
Non
furono, forse, le quindici gloriose giornate palermitane di
quell’anno che indussero i Principi alla concessione delle
Costituzioni ?
E
non fu, ancora, la mia Sicilia, nel 1860, a porsi alla testa della
rivoluzione unitaria ?
La
mia Sicilia è terra dove il bisogno di giustizia e di benessere
è un bisogno primario … essenziale ! Ci mancherebbe altro !
La
mia Sicilia è terra dove i contadini oppressi e strozzati dalla
miseria e dalla fame non esitano ad armarsi per riconquistare con
la forza ciò che gli è stato strappato con la prepotenza e
l’inganno !
Nipote
– Questo,
signori, era Giuseppe Montalbano, mio nonno. Nato a Montevago il
31 dicembre del 1819 e ferocemente assassinato a Santa
Margherita Belice il 3 Marzo del 1861 !
Era
medico chirurgo, fervente mazziniano, e grande assertore della
autonomia degli Enti Locali.
Egli
si era dedicato alla politica fin da ragazzo. E fin da allora si
era impegnato con tutta l’anima affinché si avverassero i suoi
tre grandi sogni : la cacciata dei Borboni, l’Unità d’Italia
e, come avrete capito, la liberazione dei contadini e dei
braccianti agricoli dalle gravissime condizioni di miseria, in cui
si trovavano.
1° contadino – Lù
Dutturi Montalbano … lù Medico … io lu canuscìa lù Dutturi
Montalbano !
2° contadino – Era
un grand’uomo !
Nipote
– Un grand’uomo, senza dubbio ! Un uomo forte, valoroso e
coerente !
Mio
nonno seppe tener fede ai suoi principi ed alle sue idee fino in
fondo ! Fino alla morte ! E seppe conquistarsi la fiducia di tanta
povera gente, quella stessa povera gente che si armò per
difendere la causa di Montalbano anche dopo la sua uccisione.
Montalbano
– Ma
come si può chiedere ad un uomo con un minimo di raziocinio di
subire in silenzio ? Come gli si può chiedere di non reagire alle
prepotenze, alle angherie di chi non ha altro interesse che il suo
!?
No
! signori ! Bisognerà pure far qualcosa ! Io in questa terra mi
sento infelice !
Nipote
– Lo
sentite ? E’ grazie a questa immensa volontà, grazie a questa
intelligenza e sensibilità che mio nonno giovanissimo si armò e
partì dal suo paese per raggiungere i rivoluzionari che a Palermo
preparavano l’insurrezione.
Musica.
HANDEL (n°10)
Suoni
ed Azioni sceniche : il 1848.
Così
Montalbano prese parte alla rivolta palermitana del 1848 e, in
seguito, nel 1849
combattè col battaglione universitario contro le truppe
borboniche venute in Sicilia al comando del Generale Filangeri per
abbattere il governo rivoluzionario.
Suoni
ed Azioni sceniche : l’arresto di Montalbano.
Fine
musica.
Poi,
dopo la restaurazione borbonica dell’aprile 1849, venne tratto
in arresto e condannato al domicilio obbligato in un paese
all’interno della Sicilia lontano non meno di 100 km da
Montevago.
Rullante.
Nel
1852, finalmente, venne trasferito in Santa Margherita Belice,
dove, dopo qualche anno, sposa mia nonna, Giovanna Staiano.
Musica.
NINO ROTA
Entrano
i Margheritesi.
1° contadino – Lù
Dutturi Montalbano … lù Medico … io lu canuscìa lù Dutturi
Montalbano !
2° contadino – Era
un bravo cristiano !
3° contadino
- Lù Dutturi Montalbano … ieu mi lo ricordu quanno vinni a
stari a Santa Margherita !
4°
contadino - Puru
ieu mi lo ricordu : mi lo ricordu megghio di tutti vuatri ! Mi lo
ricordu quanno a nuatri picciotti ni vinni a circari pi ghiri a
cummattiri cù Garibardo nnì li muntagni di Palermu !
1°
contadino
– C’era puru io m’Palermu ! E me frati Nino ! E me cucino
‘Gnazio … me cucino ci lassò li pinni m’Palermu !
Montalbano
– Anch’io mi ricordo di voi ! Mi ricordo di quel 13 maggio del
’60 , quando organizzai la mia squadra di picciotti. Erano bravi
ragazzi “Margheritesi” e “Montevaghesi”. Bravi ragazzi,
forti, con lo sguardo fiero : tutti pronti a combattere, ad unirsi
ai “mille” di Garibaldi contro le truppe borboniche per la
conquista della Sicilia e del Napoletano.
Fine
Musica .
Nipote
– Mio
nonno, coi suoi picciotti, si era unito ai Mille nelle campagne di
Salemi e con essi aveva partecipato a numerosi combattimenti dando
prova costante di grande valore.
Suoni.
Rullante.
Azioni
sceniche : il 1860
Terza
Donna – Poi
la guerra finì.Garibaldi consegnò il Regno delle due Sicilie a
Vittorio Emanuele e licenziò il suo esercito …
Quarta
Donna -
E così il Dottore Montalbano fece ritorno a Santa Margherita.
4°
Contadino
– E Montalbano coi suoi “picciotti” fu accolto in paese
dalla folla festante e plaudente.
Musica.
Banda.
POPOLANI
: Viva
il dottor Montalbano, Viva ! Viva!
Montalbano
- Grazie
amici! Ritorno in paese coi miei fedeli “picciotti”, dopo aver
seguito il prode generale Garibaldi ed aver condiviso
con lui la tanto agognata vittoria !
Ritorno
al mio amato paese colmo di soddisfazioni e carico di buoni
propositi …
Nipote
– Già
! I buoni propositi di mio nonno ! L’idea fissa di mio
nonno : assicurare ai lavoratori, ai contadini, agli artigiani un
tenore di vita che li togliesse dallo stato di miseria in cui si
trovavano.
Di
lì a poco egli fu eletto consigliere comunale e poi provinciale.
E
divenne il capo del partito Liberale di Santa Margherita … capo
di quel partito che era nato per difendere i diritti di un popolo
obbligato dalle circostanze a vivere in uno stato di orribile
miseria e di penosa indigenza.
Suoni
ed Azioni sceniche : la Miseria
Percussioni.
Seconda
donna
- Chianci di fami e chanci di disìu
Lu bambineddu, lu
bambineddu mio
Si unn’arrinesciu a
fariti manciari
Megghio chi mori si lu
voli Dio …
Chianci di fami e
chianci di miseria
Lu bambineddu, lu
bambineddu mio
Mori pì friddu e pì
caristia
Mori di chiantu ed io
moru cù ttia …
Percussioni,
effetti
Nipote
– Nel
1848, mio nonno ebbe occasione di conoscere Giuseppe Oddo, uno dei
protagonisti della rivoluzione antiborbonica. E con questi, che in
seguito era divenuto “colonnello garibaldino”, corrispose a
lungo, poco tempo prima di venire assassinato.
Montalbano
denunciava la presenza in Sicilia ( e soprattutto a Santa
Margherita ) dei sostenitori della tirannica dominazione
borbonica. Una presenza tollerata e persino appoggiata da Camillo
Benso Conte di Cavour, allora Ministro degli Interni e Presidente
del Consiglio.
In
una lettera del 21 novembre 1860, mio nonno così scriveva
all’Oddo…
Montalbano – Il
Conte Cavour vuole “piemontizzarci” … Quante brutte smorfie
non si vedono per le strade di Palermo ? Quante in questi Comuni ?
E quel che è peggio è che sono al potere ! E noi dobbiamo soffrire di vederli !
Già ! Noi tutti siamo in mezzo ai “topi” !
Nipote – “Topi”
: erano detti così i nostalgici sostenitori della dominazione
borbonica … quei signori che mio nonno tanto aveva odiato ! Quei
signori che l’avrebbero ammazzato a sangue freddo a solo 42 anni
!
Musica.
MENAGE
all’italiana.
Suoni
ed Azioni sceniche : preludio alla morte di Montalbano
Seconda
Donna – Qui
a Santa Margherita c’è una “topaia” : un’accozzaglia di
“topi” nel vero senso della parola ! Vari borbonici delle
vicinanze vi si vennero a rifugiare, ed essi uniti ai borbonici
locali, hanno formato un tutto imponente !
3°
Contadino – Il
Dottore Montalbano è uomo onestissimo e disinteressato !
E’
lui il vero capo naturale dei liberali !
Nipote
– Mio
nonno era amatissimo dal popolo per le sue imprese di
rivoluzionario !
E
lo avrebbero amato ancora di più da quando cominciò a parlare di
diritti dei contadini e di un possibile miglioramento delle loro
condizioni di vita !
Applausi.
Montalbano
- Giuseppe Garibaldi con il decreto del 2 giugno 1860 all’art.1
stabilì che sopra le terre dei demani da dividersi, giusta legge,
fra i cittadini del proprio comune, avrà una quota certa senza
sorteggio chiunque si sia battuto per la patria.
Ebbene
… in caso di morte del milite questo diritto apparterrà al suo
erede.
Questo
decreto purtroppo non è stato applicato dal Governo attuale anche
perché il nostro comune non ha terreni demaniali.
Ma
per venire incontro alle vostre necessità c’è un’altra
possibilità : Don Nicolò Filangeri Principe di Cutò con
testamenti del 1829 e del 1837 stabilì che alla sua morte i
terreni dei tre feudi Aquila, Ficarazzi e Calcara di sua proprietà,
per complessivi 1640 ettari, dovevano andare in usufrutto al
proprio figlio Alessandro IV e in proprietà dei figli che lo
stesso avrebbe avuto con la moglie Maddalena Barretta.
Nel
caso che loro non avessero avuto figli quella proprietà doveva
andare al comune di Santa Margherita per essere distribuita ai
contadini.
Tutti
– Bravo
! Bene ! giusto !
Montalbano
-
Ma quando morì il principe Alessandro IV, usufruttuario, tali
beni furono assegnati a Giovanna Filangeri che lo stesso principe
aveva avuto dalla propria amante Teresa Merli Clerici, la cantante
che sposò dopo la morte della moglie.
Poiché
la volontà del principe Nicolò I era quella di lasciarli ai
figli che sarebbero nati da Alessandro IV e dalla prima legittima
sposa Maddalena Barretta, l’assegnazione fatta a Giovanna
Filangeri … non corrisponde alla volontà del testatore.
Terza Donna – Giusto
!
1°
Contadino – Bene
!
2°
Contadino – Quelle
terre ci spettano di diritto !
Montalbano
- Pertanto
…
Quarta
Donna – Silenzio
! Fatelo parlare !
Montalbano
- Pertanto
… io mi propongo di muovere un’azione di rivendica di tali
beni per espropriarli alla principessa Giovanna Filangeri e
assegnarli al Comune per distribuirli ai contadini !
Tutti
- Bene
! Bene ! Viva il dottor Montalbano !
Nipote
– Con
quel discorso mio nonno aveva firmato la sua prossima condanna a
morte.
E
probabilmente di questo era perfettamente consapevole.
Musica.
MENAGE
Montalbano
– In
questa terra mi sento infelice ! E se il governo non sarà forte
ad estirpare i topi, noi saremo sempre in agitazione. Io, intanto
qui sono minacciato di vita e credo che risolverò di abbandonare
questo domicilio.
La
mia persona è odiata dai topi, i quali dicono che sono un
rivoluzionario, che spargo sentimenti di libertà nel popolo !
Amare l’attuale governo qui è un delitto ! Dire la verità ed
elogiare i fatti di Garibaldi è uno spargere principi di
brigantaggio !
Nipote
– Tutte
quelle belle parole, quelle speranze e quelle promesse al popolo,
non fecero che fomentare l’inimicizia e l’indignazione di
alcuni personaggi a lui contrari per interessi personali e per
antagonismo politico.
Pertanto
questa combriccola, decise di assassinarlo. E gli esecutori di
tanta infamia si dice che furono il Signor Pietro Giambalvo, il
signor Bartolomeo De Giuseppe e un certo Ventimiglia
Pietro
Giambalvo - Avete
sentito quali bei discorsi va facendo il caro Dottor Montalbano ?
Ventimiglia
– Già
! E’ inaccettabile che un uomo di estraneo Comune si metta a
capo del popolo !
Bartolomeo
Di Giuseppe - Assolutamente
inaccettabile ! Bisognerà agire e presto ! Se il Dottorino
riuscirà nel suo proposito le terre che abbiamo in affitto
saranno espropriate ed andranno al Comune.
Ventimiglia
- E
se saranno divise ai contadini noi perderemo l’affitto !
Pietro
Giambalvo - Occorre
intervenire subito per far tacere per sempre quel rivoluzionario.
Bartolomeo
Di Giuseppe – Certo
! Che cosa si è messo in testa quel brigante ?
Pietro
Giambalvo – Quella
testa calda … si appella a Garibaldi e al diritto .. ma cosa ne
sa lui di diritto e di leggi ! Qui la legge siamo noi !
Ventimiglia
– Giusto
! La smetterà una buona volta di fare comizi ed eccitare la gente
!
Musica.
MENAGE
all’italiana.
Montalbano
– Fu
così che mi uccisero … in un attimo : con tre vili fucilate !
Musica.
MILANO
ODIA.
Gabriele
- Mentre
in Santa Margherita godevasi perfetta tranquillità la sera del 3
marzo 1861 verso le ore 2 della notte, da mano omicida cadde per
tradimento ucciso il notissimo liberale Dr. Giuseppe Montalbano,
nativo da Montevago, rifugiato in Santa Margherita da molti anni
dopo aver sofferto per lungo tempo esili ed altre misure.
Suoni.
Percussioni.
Nipote
- Una
sera mentre mio nonno stava per rientrare a casa venne
vigliaccamente ucciso colpito da tre colpi di fucile.
Suoni.
Percussioni.
Accorsero
alcune persone e lo trasportarono, gravemente ferito, in casa di
suo fratello, mio zio Antonino, dove morì qualche ora dopo.
MUSICA.
GLI
INDIFFERENTI.
4°
Contadino - Assassini
! Avete visto ? Ci hanno tolto il padre, il benefattore della
Patria !
Prima
Donna - Chi
ci aiuterà adesso a sostenere la rivendica delle terre ?
Seconda
Donna –
Miseria ! Sarà ancora miseria !
Terza
Donna – E
i “cappeddi” ci calpesteranno senza pietà !
Quarta
Donna –
La fine ! E’ la nostra fine !
Nipote
– La
mattina del 4 marzo la salma fu accompagnata, per essere
seppellita nel sotterraneo della Chiesa Madre, dal popolo in
lacrime e da molti componenti “liberali”
della
Guardia Nazionale.
Al
ritorno dalla sepoltura, il corteo funebre passò davanti al
Circolo dei Civili.
E
fu qui che cominciò la provocazione.
I
compagni di mio nonno, vedendo i “galantuomini” del circolo
che giocavano e ridevano, capirono che era loro intenzione
mortificarne la memoria e si sentirono, giustamente direi
, gravemente offesi.
Fu
per questo che decisero di sparare diverse fucilate verso il
circolo.
Suoni.
Seconda
Donna - Fu
ucciso Costantino Chetta ed altri furono feriti.
Quarta
Donna – Fra
i “galantuomini” c’era anche Michele Di Giovanna, che
spaventato andò a
ricoverarsi in una bottega. Ma questi trovò la morte proprio nel
suo rifugio per mano di Paolo e Leonardo Artale.
1°
Contadino - Da
quel momento ebbe inizio la rivolta nota oggi come “La sommossa
Margheritese del 4 e 5 Marzo 1861”.
Musica.
ALLONSANFAN
Prima
Donna - Come
il mare in tempesta, la folla spumeggiante ondeggiava davanti al
casino dei “galantuomini” , davanti al municipio, sugli
scalini della chiesa : un mare di berrette bianche, le scuri e le
falci che luccicavano .
E
la folla urlava : A te barone che hai fatto nerbare la gente dai
tuoi campieri !
A
te prete del diavolo che ci hai succhiato l’anima !
A
te ! Ricco crapulone che non puoi nemmeno scappare tanto sei
grasso del sangue del povero !
A
te, guardaboschi che hai venduto la tua carne e la carne del
prossimo tuo per due tarì al giorno !
E
il sangue fumava e ubriacava. Le falci, le mani, i cenci, i sassi
: tutto rosso di sangue !
Tutti
-
Ai galantuomini ! Ai cappeddi ! Ammazza ! Ammazza ! Addosso ai
cappeddi !
Fine
Musica.
Nipote
- I
civili, chiuse le porte del Circolo, fecero un buco nel muro e
penetrarono nei locali del Municipio.
Montalbano
-
Sequestrarono alcuni componenti della guardia nazionale e con i
loro fucili dalle finestre e da sopra i tetti rispondevano al
fuoco dei rivoltosi, alcuni dei quali si riparavano per sparare
contro il comune dietro lo zoccolo della statua dell’Autunno.
Nipote
- Per
tutto il giorno ci fu un continuo sparo contro la casa comunale
mentre le campane della Chiesa Madre suonavano a stormo.
Montalbano
- Giuseppe
Triolo seguito da altri penetrò in casa di Giovan Battista
Monteleone e gli estorse un fucile ed una giberna piena di
cartucce.
Nipote
- Vennero
i Militi a cavallo e le Guardie Nazionali di Menfi, Sambuca e
Montevago.
Montalbano
- Il
popolo li accolse a fucilate. Poi, gridando: Viva Garibaldi ! Viva
l’Italia Unita ! Fraternizzò con loro.
Nipote
- Gli
spari continuarono anche nella notte.
Montalbano
- L’indomani
mattina 5 marzo la popolazione si riunì nelle vicinanze della
Casa Comunale al suono della tromba.
Nipote
- Si
sparava in continuazione e si minacciava di salire sui tetti del
Municipio e di fare
esplodere una mina.
Montalbano
- Un
colpo tirato da Giambalvo dal tetto della casa comunale colpì un
fanciullo innocente.
Nipote
- Francesco
Neve e sua madre
Rosalia Bilello, mentre si recavano in casa di
parenti
vennero feriti a fucilate. Sangue ! Sangue ! Ancora Sangue !
Montalbano
- I
Padri di S. Francesco, che intendevano portare il Divinissimo in
processione per sedare il tumulto, vennero fermati da Vito Valenti
che con un fucile li obbligò a rientrare in Chiesa.
Nipote
– Gli
uomini sequestrati al Municipio fecero sapere ai rivoltosi di
volersi arrendere. Così si aprì il portone dell’edificio e ne
uscirono Vincenzo e Calogero Giaccone, Francesco Giaccone, Pietro
Traina e Giuseppe di Prima.
Montalbano
– Giuseppe
Di Prima , dopo aver fatto pochi passi venne ferito e subito
finito a morte ! Sangue ! Ancora Sangue !
Nipote
- A
mezzogiorno del 5 marzo 1861 a Santa Margherita erano in azione le
Guardie Nazionali di Montevago, Menfi e Sambuca. Il popolo allora
era ancora inferocito.
Montalbano
- Antonino
Artale portò un barilotto di polvere per fabbricare una mina.
Giuseppe Luciano entrò in una stanza del Circolo dei
Civili per sistemare la mina ed accendere la miccia.
Nipote
– Alle
23 la mina scoppiò creando il crollo di parte dei vani del
Circolo dei Civili e del Comune.
Montalbano
– Non
ci furono vittime ! Ma altro sangue fu sparso a fucilate !
Ora
morirono Leonardo e Giuseppe Cattano !
Nipote
- Liborio
Ferraro, dopo l’esplosione della mina salì sulla casa comunale,
per cercare superstiti, e
ne discese con due carabine.
Montalbano
– E
dall’alto delle macerie fece fuoco per fare sangue ! Ancora
sangue ! E uccise Pietro Giambalvo … quello che chiamavano ”lu
Puddritru” …uno dei miei assassini.
Prima
Donna - Chianciti
donna Marta
Chianciti a chiantu
ruttu
vistitivi di luttu che lu Puddritru
è mortu e nun ritorna chiù.
Seconda
Donna - Chianci
la so’ mamma,
lu visu ch’era finu,
a sulu annintuvarlo lu
beddu Costantino.
Nipote
- Il
6 marzo arrivò la Guardia Nazionale di Sciacca e una forza armata
di 400 uomini che cominciarono il disarmo e l’arresto dei
presunti responsabili dei delitti.
Montalbano
- Degli
oltre 60 arrestati con sentenza della Corte di Assisi di Girgenti
del 3 giugno 1864 ci furono 16 condanne alla pena dei lavori
forzati a vita, due condanne ai lavori forzati per venti anni e 3
condanne ai lavori forzati per 15 anni.
Perciò
tra i più di 60 arrestati ci furono una quarantina di innocenti.
Nipote
- Molta
gente per fuggire da un ambiente ormai saturo di odio e di rancore
lasciò tristemente il paese.
Montalbano
– Nel
marzo del 1861 a Santa Margherita si contavano oltre 9000
abitanti. Nel 1862 se ne contavano poco più di 7000.
Musica.
GLI
INDIFFERENTI
La
gente se ne va …
Nipote
– Giuseppe
Oddo l’11 marzo del 1861 venne informato dell’assassinio di
mio nonno e dei sanguinosi fatti che seguirono da una lettera che
gli fu inviata da mio zio Antonino Montalbano. In tale lettera si
legge quanto segue :
Amatissimo
Signore,
Io,
fratello del fu Dr. Giuseppe Montalbano, quantunque mi trovo
stupito da un dolore e in stato di non potere scrivere, per
secondare il di lei cuore le sommetto in due righe la disgrazia e,
quel che più, la tremenda ingiustizia che si viene a soffrire da
me, dai parenti e dalla Comune.
Alle
dieci e mezza di notte il fu fratello si ritirava in sua
casa.Cinque assassini appostati lì attendevano, e da più ne
andavano in caccia, all’avvicinarsi alla casa di abitazione
scaricavano tre colpi di fucile sopra l’anzidetto mio fratello
che cadde in terra colpito mortalmente.L’agonizzante mio
fratello fu portato nella mia propria casa e qui si ebbe l’agio
di ungersi di sacramenti e in due ore e mezza se ne morì.
Sparsa
la voce della disgrazia, il popolo cominciò a scasare tributando
le loro lagrime alla vita estinta: e finalmente, accompagnato il
cadavere da moltissimi della guardia nazionale liberali, dal
Capitolo e da comunità religiosa, con il popolo che gridava
piangendo appresso il cadavere dicendo “ci hanno tolto il padre
ed il benefattore della patria” ebbe sepoltura in chiesa.
L’onore
funebre incollerì maggiormente i topi radunati nella Camera di
compagnia con l’esecutore dell’omicidio di mio fratello, e con
parole offensive mortificarono quelli della guardia nazionale
liberali che facevano ritorno dallo accompagnamento funebre.In
questo alterco incominciarono le fucilate ; tutto il popolo si armò
contro di loro che, racchiusi poi nella Casa Comunale, salendo
sopra i tetti cominciarono a far fuoco contro il popolo il quale,
dopo circa trentasei ore di fuoco, consegnò vittime alcuni degli
assassini; altri si trovano in libertà.
Montalbano
– Sono
morto. Quella notte del 3 marzo 1861, mi hanno ucciso a sangue
freddo. Ma non è questo che più mi dispiace. In fondo sono morto
in battaglia e per una giusta causa !
Ciò che più mi rammarica è che quelle terre, poi,
col tradimento dei “civili” o “galantuomini” siano andate
perdute. Ciò che più mi amareggia è che per la volontà dei
topi il Comune di Santa Margherita Belice abbia perso i feudi che
gli erano stati lasciati da suo figlio Nicolò Filangieri ! Questo
mi addolora …
1°
Contadino – Ciò
che più ci addolora è che Santa Margherita sia stata teatro di
sangue e di odio !
Prima
Donna – Ciò
che più ci rattrista è che il nostro amato paese abbia ucciso i
suoi stessi figli !
3°
contadino
– Nessuna causa è veramente giusta di fronte al sangue di quei
nove morti !
Seconda
Donna
– Nessuna causa per quanto giusta sia potrà restituire alla
vita Giuseppe Montalbano …
2°
contadino
– … Costantino Chetta …
Terza
donna
– … Michele Di Giovanna …
4°
contadino –
… Giuseppe Di Prima …
Quarta
donna
– … Francesco Neve …
1°
contadino
– … Giuseppe Cattano …
Terza
donna
– … Leonardo Cattano …
4°
contadino
– … Pietro Giambalvo …
3° contadino – …
il giovanissimo Antonino Randazzo …
Seconda
donna
- Quannu è guerra è guerra pi tutti
Nni cuntamu feriti e
lutti
E cummogghianu li
banneri
Lu travagghiu di li
chiancheri
Ma ‘sti morti in tempu
di paci
E ‘’sta genti
‘nchiuvata ‘ncruci
‘sta città sulu focu
e braci
‘un si campa, ‘un si
viri luci
1°
contadino
- E nni vennu di tutti ‘i lati
P’aggrizzarinni
li jurnati
Cu discursi ‘mpustati
e fini
Pi livarinni ‘sti
catini
Chi primura hannu di
scappari
A la fini di lu parrai
E li strati su
campusantu
Ciuri, marmu, duluri e
chiantu
Ma
com’è c’on ghiccati vuci ?
Prima
donna
- Tempu nun è cchiù di opra ‘i pupi
Ca chini semu di
serpenti e lupi
E gira ancora l’arma
di Cainu
Nna la tunnara è vivu
lu ‘mmistinu
L’hannu misu sempri di
latu
Comu fussi munnizza e
catu
Chista terra di
cunnannati
C’onni vannu su
signalati
Montalbano
- Tra mafiusi, latri
e briganti
Nni cci mettinu a tutti
quanti
Ma pi fari sordi e
dinari
Cca ci vennu di celu e
mari
Ma com’è c’on
ghiccati vuci ?
Tutti
- Ma com’è
c’on ghiccati vuci ?
Musica.
GLI
INDIFFERENTI
La
gente se ne va …
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