Fonti , elaborazione e regia
Fonti
storiche
“Topi,
Cavour, liberali nel Risorgimento siciliano (1860-1861)” di
Giuseppe Montalbano jr
"Santa Margherita Belice nella storia siciliana - Genesi del Gattopardo"
di Salvatore
e Giuseppe Scuderi.
Il Dr. Giuseppe Montalbano fu fatto assassinare a Santa
Margherita di Belìce il 3 Marzo 1861 dal ceto
agrario-baronale-borbonico, sia per la sua attività in favore
dell'"Unità" d'Italia, sia per la sua attività in
favore delle classi lavoratrici.
Fu
la scintilla che scatenò l'ira e lo sdegno di tutto il popolo di
Santa Margherita e il Paese, nelle successive 36 ore fu teatro di
una violentissima rivolta nota ad oggi come "La sommossa
Margheritese del 4 e 5 Marzo 1861".
Dopo
aver dedicato le prime tre edizioni della manifestazione estiva
curata dalla "Pro Loco Gattopardo Belìce" a Giuseppe
Tomasi di Lampedusa, al Gattopardo e alla regina Maria Carolina,
quest'anno si è deciso di cambiare nettamente registro,
scegliendo una delle pagine più drammatiche e toccanti della
storia di Santa Margherita.
I
fatti e i personaggi trattati sono ormai lontani nel tempo, ma
ancora oggi fanno discutere e dibattere, e certamente coinvolgono
la sensibilità di tutti, per la tragicità degli eventi, per la
delicatezza delle questioni che li determinarono (questioni ancora
non del tutto risolte …), ed ovviamente per il numero dei morti
ammazzati.
Il
personaggio Montalbano è, in effetti, anche adesso al centro di
un acceso dibattito che divide le opinioni, ma, non si può negare
che egli sia stato determinante per l'evoluzione politico-sociale
del Paese. E con lui, naturalmente anche il nipote: Giuseppe
Montalbano junior, che dedicò tutta la sua esistenza alla difesa
delle ragioni del nonno.
Né
si può negare che i “Montalbano” abbiano combattuto
un’impegnativa battaglia di libertà spirituale, culturale e
politica e che, pertanto, meritano, non solo la stima e il
rispetto, ma anche, se vogliamo, una sincera ed onesta
ammirazione.
A
scanso di equivoci, comunque, ritengo di dover precisare, che nel
redigere l’elaborazione drammaturgica della pièce, ho cercato
di seguire una chiave di lettura che fosse immune da qualsiasi
coinvolgimento ideologico strumentale, o da qualsiasi mediocre
esercizio “retorico” di sorta, orientando il mio lavoro,
piuttosto, nella direzione del mero racconto dei “fatti così
come si sono svolti”.
Semmai,
se è vero che la coerenza del mio personale percorso artistico mi
impone di restituire al teatro la sua naturale “funzione
pedagogica”, nell’allestire questa “rappresentazione”, ho
ritenuto di dover lavorare perseguendo “altre” motivazioni.
E,
tali motivazioni mi sono state indicate, in maniera del tutto
naturale, dalle parole dello stesso Montalbano jr, che ha scelto
certamente il dissenso nel nome degli ideali di "verità,
libertà, democrazia, giustizia penale e sociale, intesa quale
rigetto di ogni privilegio e di ogni egemonia”, ma che ha,
soprattutto, basato tali principi sul valore dominante della
“pace” e della “fratellanza fra tutti i popoli”.
Cocò Gulotta
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