Nella terra del Gattopardo  anno IV
22 agosto 2002

Nella Terra del Gattopardo anno IV°
“4 e 5 marzo 1861”
RACCONTO DI UN DRAMMA POPOLARE

Memorie e scritti di
Giuseppe Montalbano jr
e Salvatore Scuderi

Fonti , elaborazione e regia

  Fonti storiche
Topi, Cavour, liberali nel Risorgimento siciliano (1860-1861)” di Giuseppe Montalbano jr
 "Santa Margherita Belice nella storia siciliana - Genesi del Gattopardo" di Salvatore  e Giuseppe Scuderi.

   

Il Dr. Giuseppe Montalbano fu fatto assassinare a Santa Margherita di Belìce il 3 Marzo 1861 dal ceto agrario-baronale-borbonico, sia per la sua attività in favore dell'"Unità" d'Italia, sia per la sua attività in favore delle classi lavoratrici.

Fu la scintilla che scatenò l'ira e lo sdegno di tutto il popolo di Santa Margherita e il Paese, nelle successive 36 ore fu teatro di una violentissima rivolta nota ad oggi come "La sommossa Margheritese del 4 e 5 Marzo 1861".

Dopo aver dedicato le prime tre edizioni della manifestazione estiva curata dalla "Pro Loco Gattopardo Belìce" a Giuseppe Tomasi di Lampedusa, al Gattopardo e alla regina Maria Carolina, quest'anno si è deciso di cambiare nettamente registro, scegliendo una delle pagine più drammatiche e toccanti della storia di Santa Margherita.

I fatti e i personaggi trattati sono ormai lontani nel tempo, ma ancora oggi fanno discutere e dibattere, e certamente coinvolgono la sensibilità di tutti, per la tragicità degli eventi, per la delicatezza delle questioni che li determinarono (questioni ancora non del tutto risolte …), ed ovviamente per il numero dei morti ammazzati.

Il personaggio Montalbano è, in effetti, anche adesso al centro di un acceso dibattito che divide le opinioni, ma, non si può negare che egli sia stato determinante per l'evoluzione politico-sociale del Paese. E con lui, naturalmente anche il nipote: Giuseppe Montalbano junior, che dedicò tutta la sua esistenza alla difesa delle ragioni del nonno. 

Né si può negare che i “Montalbano” abbiano combattuto un’impegnativa battaglia di libertà spirituale, culturale e politica e che, pertanto, meritano, non solo la stima e il rispetto, ma anche, se vogliamo, una sincera ed onesta ammirazione.

A scanso di equivoci, comunque, ritengo di dover precisare, che nel redigere l’elaborazione drammaturgica della pièce, ho cercato di seguire una chiave di lettura che fosse immune da qualsiasi coinvolgimento ideologico strumentale, o da qualsiasi mediocre esercizio “retorico” di sorta, orientando il mio lavoro, piuttosto, nella direzione del mero racconto dei “fatti così come si sono svolti”.

Semmai, se è vero che la coerenza del mio personale percorso artistico mi impone di restituire al teatro la sua naturale “funzione pedagogica”, nell’allestire questa “rappresentazione”, ho ritenuto di dover lavorare perseguendo “altre” motivazioni.

E, tali motivazioni mi sono state indicate, in maniera del tutto naturale, dalle parole dello stesso Montalbano jr, che ha scelto certamente il dissenso nel nome degli ideali di "verità, libertà, democrazia, giustizia penale e sociale, intesa quale rigetto di ogni privilegio e di ogni egemonia”, ma che ha, soprattutto, basato tali principi sul valore dominante della “pace” e della “fratellanza fra tutti i popoli”.

Cocò Gulotta


Torna all'indice