"La festa di lu Patriarca"

La " tavulata" di S. Giuseppe:
struttura e simbologia
Le preghiere di S. Giuseppe
Ricerca fatta dalle classi IV e V elementari nel gennaio 2001

 

Questo lavoro parte da ricerche e interviste effettuate dagli alunni delle classi IV e V delle scuole elementari di S. Margherita. Unitamente alla ricerca storica, sono state proposte le seguenti domande ai genitori e ai nonni delle famiglie degli alunni partecipanti:

  • Quando ha avuto origine la festa di S. Giuseppe a S. Margherita?
  • Come è nata l’usanza di fare "li tavulati"?
  • Come viene festeggiato S. Giuseppe?
  • Chi sono "li virgineddi"?
  • Quali sono i cibi tradizionali che si preparano per la festa di S. Giuseppe?
  • Credete che ancora oggi la tradizione di questa festa viene mantenuta o è cambiato qualcosa?

 Decine e decine le risposte a questa intervista, ma è ovvio che per brevità abbiamo dovuto riassumerne il contenuto. Fra storia e folklore, questo è il risultato della ricerca.

 

A partire dal XVII secolo si è diffusa nella Valle del Belice la devozione al Patriarca S. Giuseppe, quale dispensatore di provvidenze ai bisognosi.
Anche il nostro paese ha fatto propri i profondi valori del culto di questo Santo, protettore e padre putativo di Gesù.
Il 19 marzo, festa di S. Giuseppe, è un appuntamento atteso da tutta la popolazione; la festa è molto sentita e ciò che la caratterizza sono "li tavulati".

Offrire una "tavolata" è quanto si promette al Santo in cambio di una grazia che riguarda la guarigione da una malattia, la sicurezza economica, la garanzia del lavoro, il ringraziamento per la "bona annata". Poiché la "tavolata" tradizionale è onerosa, può essere sostituita nel voto con l’offerta del pane rituale, che poi sarà benedetto dal prete e distribuito.

Ma a chi veniva offerta questa "tavulata"? A "li virgineddi", cioè ai bambini e alle bambine provenienti dai ceti più poveri, che almeno in quel giorno avevano la possibilità di mangiare nel migliore dei modi.

L’altare della tavolata è di norma addossato alla parete. Esso è costituito da assi di legno disposti a 3, a 5 o più gradini, ricoperte da bianche tovaglie ricamate. La parete interessata è addobbata con un copriletto di pizzo o di altro genere, su cui fa spicco un quadro raffigurante S. Giuseppe o la Sacra Famiglia.

Una grande tavola piana, posta davanti all’altare, è tutta ricoperta con gustosi piatti di dolci, dalle forme più svariate e ricche di fantasia, alla preparazione dei quali si dedicano diversi giorni di lavoro. Questi dolci sono intercalati da vasi con fiori di "balaco", calle, ciclamini; non mancano i germogli di grano, "lu lavureddu", mazzetti d’asparagi e varie fritture, verdure e ortaggi.

Gli elementi fondamentali della tavulata sono:

La spera. E’ un ostensorio che ricorda la presenza costante in terra di Gesù nel SS. Sacramento. E’ composto da due strati di pasta dolce che racchiudono un impasto di fichi secchi tritati. Al centro della spera è intagliato il monogramma "JHS" (Jesus Hominum Salvator), che significa Gesù, Salvatore degli uomini.

I cuori. Composti allo stesso modo della spera, sono due e recano intagliate le lettere GMG (Gesù, Maria e Giuseppe): indicano l’amore tra i componenti della Sacra Famiglia e sono un invito a riempire dello stesso amore ogni famiglia.

Ai cuori e alla spera vengono aggiunti ancora:

La croce. Rappresenta la croce del martirio di Gesù.

La palma. Nell’antichità era simbolo di gloria e di vittoria ma anche di purezza. Sulla tavolata simboleggia la purezza e la verginità di Maria.

Il bastone. Simboleggia il bastone che fiorì a prova della santità di Giuseppe.

Il pane.
E’ l’elemento più presente sulla tavolata di S. Giuseppe, perché rappresenta il dono quotidiano della Provvidenza Divina. Si presenta sotto forma di cuddura e viene distribuito a tutti i visitatori.

L’alloro. La tavolata è adornata, ai lati, da rami di alloro addobbati con agrumi e piccoli "cucciddata" (dolci rotondi di pasta e fichi). Nella simbologia antica, gli agrumi, poiché hanno molti semi, erano simbolo di fertilità e i fichi erano segno di abbondanza, di conseguenza la loro presenza sull’altare indica la fecondità della terra e l’abbondanza dei suoi frutti, ottenuti grazie all’intercessione di S. Giuseppe.

Le preghiere a San Giuseppe

Litania

Viva viva San Giusippuzzu
Patri granni di Gesuzzu,
di Gesuzzu figghiu beddu
di stu santu vecchiareddu.

Ora cantamu ‘na litania
di Gesù, Giuseppi e Maria
di sta famigghia consacrata
a la gloria beata.

Viva viva la mammuzza
di Gesù la madunnuzza
chi tanti giovani vulianu
ma torti torti s’inni ‘janu.

Rit. Ora....

Appena Giuseppi la scigghiu
Lu vastuni ci ciurìu
E accussì nascìu Gesù
Fattu cchiu granni mai ci fu.

Rit. Ora....

San Giuseppi devotu e piu
Fici sempri lu vuleri di Diu
E cu lu misteri di falignami
A la famigghia detti lu pani.

Rit. Ora....

Stu Bammineddu c’aviti ‘mbrazza
n’avi a dari pani e grazia
n’avi a dari paci e amuri
comu voli nostru Signuri.

Rit. Ora....

Rosario a S. Giuseppe

San Giusippuzzu fustivu patri,
virgini e puru comu la matri.

Maria la rosa, Giuseppi lu gigghiu,
datimi aiutu, riparu e consigghiu
prima pì l’arma, poi pì lu corpu:
datini aiutu, riparu e cunfortu.

‘Un scura oi chi agghiorna dumani
la pruvvidenza n’aviti a mannari.
S. Giuseppi un n’abbannunati
pi li nostri nicissitati.

Evviva Giuseppi chi è patri d’amuri
grazie e favuri mancari un nni’ fa.

Viva Giuseppi chi grazie dispensa
e la pruvvidenza mancari un nni’ fa.

Viva Giuseppi cu tanta armunia
Viva Gesù, Giuseppi e Maria.

La recita degli allive alla scuola elementare

La recita degli allievi della "Litania e del Rosario" appositamente elaborato

S. Giuseppe in processione

La processione del Santo

vedi anche : I pani di San Giuseppe allestiti nella Chiesa di Don Andrea Valenti

 

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