"La festa di lu Patriarca"

SAN GIUSEPPE
UNA DEVOZIONE RICCA DI UNA SIMBOLOGIA

CHE SI RINNOVA DA UN CENTINAIO DI ANNI A SANTA MARGHERITA

I pani di San Giuseppe allestiti
nella Chiesa di Don Andrea Valenti

La " tavulata" di S. Giuseppe: struttura e simbologia
Le preghiere di S. Giuseppe
Ricerca fatta dalle classi IV e V elementari nel gennaio 2001

Puntualmente ogni anno a Santa Margherita di Belìce si celebra la festività di S. Giuseppe, figura rilevante fra tutti i santi per la missione che gli è stata affidata dal Padre: sposo di Maria S.S. e padre putativo di Gesù. La venerazione e la devozione è antichissima anche se il culto pubblico di S. Giuseppe è iniziata solo nel XIV secolo e si diffuse con Sisto IV, che nel 1479 lo fa annotare nel calendario romano il 19 marzo. La devozione al Patriarca, quale dispensatore di grazia e provvidenze ai bisognosi si è diffusa nella Valle del Belìce a partire dal XVIII secolo.

Nella tradizione popolare, chi ha ottenuto una grazia o spera nella intercessione del Santo, usa preparare il "Pranzo Sacro" che viene offerto alla Sacra Famiglia, impersonata, secondo l’usanza, da bambini "i picciriddi a cui prumettu di inchiri i panzuddi" scelte tra le famiglie bisognose del paese. San Giuseppe, infatti, oltre ad essere il protettore degli orfani e delle ragazze nubili, protegge soprattutto i poveri.

A caratterizzare la giornata del 19 marzo a S. Margherita sono gli altari o tavolate, che si preparano come segno di devozione al Santo, benedetti dal prete del paese e successivamente visitati dalla popolazione e dal Santo stesso portato in processione.

Gli altari variano nelle dimensioni, nella struttura, negli arredi, nella quantità e nella qualità dei cibi, ma tutti comunque sono forniti di alcuni elementi essenziali e comuni. Il cibo è elemento principale nei festeggiamenti dedicati al Santo; la sua preparazione richiede anche diverse settimane prima della festa, soprattutto per i dolci tradizionali. Il cibo più importante e simbolico è "il pane", che segue un rituale ben preciso, fino alla sua posa sull’altare, che spetta per tradizione al capofamiglia.

Le forme di pane votive riproducono: la croce, "a cruci" segno della salvezza; il bastone, "u vastuni di lu Patriarca", decorato con un giglio simbolo di purezza; il pane di Maria, "a Madonna", con una rosa che rappresenta la verginità e un ramo di palma simbolo di pace; il pane di Gesù, "u Bammineddu", con gelsomini, uccelli e simboli della sua Passione; i cucciddati, che hanno la forma del sole e simboleggiano la luce divina. Questi pani assumono un profondo significato sacrale, a cui la festa di San Giuseppe allude esplicitamente poiché è legata all'arcaico simbolismo agrario del rinnovamento della natura, che avviene proprio nel mese di marzo.

Oltre ai dolci e al pane, sui vari gradini vengono sistemati in parti uguali: pacchi di pasta, frutta fresca, ortaggi e frutta secca.

L'altare originario era costituito da un tavolo appoggiato al muro ricoperto da una tovaglia, la più bella che si possedesse, e su cui venivano posti gli elementi essenziali: tre grossi pani o "buccellati" rappresentanti "la Spera", "il Cuore" e " la Croce". Con l'andar del tempo la struttura dell'altare è divenuta sempre più complessa fino ad assumere l'aspetto di una gradinata. Al centro della parete, dove è appoggiato l'altare, viene collocato un copriletto di pizzo, il più prezioso della dote, su cui viene posto un quadro di S. Giuseppe o della Sacra Famiglia :"a Madonna, u Bamminu e u Patriarca".

La Spera, cioè l'Ostensorio contenitore del Corpo di Cristo, ci ricorda l'Eucaristia, ossia la presenza di Cristo in terra nel SS. Sacramento. Al centro della Spera sono presenti le lettere "J.H.S." abbreviazione di "Jesus, Hominum, Salvator". Nel Cuore sono iscritte le iniziali di Gesù, Maria e Giuseppe "G.M.G.". La Croce, è simbolo della passione e morte di Gesù. La grande tavola piana viene quindi ricoperta interamente da piatti pieni di dolci dalle più svariate forme e da numerose pietanze preparate con molta fantasia. Tra i dolci tipici della zona che trovano posto nella tavolata vi sono: "li pignulati , li sfinci , li scocchi , li cannola, li cassateddi, li cassati, li pasticciotti" ed altri dolci a base di ricotta e di mandorle. Della tavolata fanno anche parte diverse tipi di fritture "finocchi, carduna, vroccoli, sparaci sarvaggi ". Agli angoli dell'altare, di consueto, vengono posti dei grossi rami di alloro, elemento ornamentale e propiziatorio, nei cui ramoscelli sono appesi piccoli pani artisticamente lavorati, arance e limoni. A segnalare la presenza della tavolata davanti l'ingresso dell'abitazione viene collocato un ramo di alloro per richiamare i visitatori che vi si recano per l'intera giornata. Giunta la sera in Chiesa viene celebrata la Santa Messa in onore del Santo, dalla quale i fedeli poi seguiranno il simulacro per le vie del paese e al rientro, i classici fuochi d'artificio: "i mascunati" a segnare la fine della festa.

Quest'anno a Santa Margherita tutta la cittadinanza ha partecipato alla realizzazione di una grande tavolata. L'iniziativa è partita dall'instancabile Don Andrea Valenti, parroco della Chiesa di San Giuseppe, che ha coinvolto anche gli insegnati e bambini della scuola elementare "San Giovanni Bosco" che oltre all'allestimento della tavolata hanno recitato poesie dedicate al Patriarca.

Queste le foto rappresentative

L'altare di S. Giuseppe

Particolare

 

 

I pani di San Giuseppe allestiti
nella Chiesa di Don Andrea Valenti

La " tavulata" di S. Giuseppe: struttura e simbologia
Le preghiere di S. Giuseppe
Ricerca fatta dalle classi IV e V elementari nel gennaio 2001

 

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