Maria
Luisa Dal Pozzo |
Lettereratura inglese di G. Tomasi di
Lampedusa. |
INTRODUZIONE
... la
critica letteraria inglese autorevole è stata quasi sempre formulata da artisti. Esistono
evidentemente anche in Inghilterra i critici di professione, i saccenti aggrappati alle
teorie filosofiche, i pedanti frugatori di archivi, i rabdomanti ricercatori di fonti, gli
anatomici dissecatori di testi; ma non fanno testo per il gusto artistico.
Questa affermazione di Lampedusa si presta benissimo a definire,
in poche parole, la natura del mio studio sul testo di Letteratura inglese.
Una rabdomante ricercatrice di fonti, nonché
unanatomica dissecatrice di testi.[1] Non è piacevole riconoscersi
in una definizione che Lampedusa conia con evidente disprezzo nei confronti di un tipo di
critica letteraria, incapace, a suo dire, di apprezzare i capolavori, perché priva di
sensibilità artistica. Tuttavia, non mi sento del tutto chiamata in causa da questo
giudizio di condanna, perché Letteratura inglese non è unopera concepita
con finalità artistiche e destinata dallautore alla pubblicazione. Si tratta
semplicemente di un corpus di lezioni sulla letteratura inglese, dalle origini
alletà contemporanea, elaborato, tra la fine del 1953 e i primi mesi del 1955, ad
uso e consumo di due giovani che frequentarono Lampedusa negli ultimi anni della sua vita:
Francesco Orlando, destinatario ufficiale del corso, e Gioacchino Lanza, che riceveva i
manoscritti delle lezioni dopo ogni incontro del principe con Orlando.
La mia ricerca sulle fonti è stata semplificata dagli studi
condotti su queste lezioni dalla dott.ssa Nicoletta Polo e da Fabio Menin.[2]
La prima ha individuato lesistenza di due storie della letteratura inglese quali
fonti di informazioni per il principe, e ha stabilito che Lampedusa ha inserito nella sua
esposizione delle vere e proprie traduzioni ricavate da questi testi. Menin, invece, ha
fornito un elenco dei passi che, in ciascuna lezione, risultano derivati da tali volumi.
Lobiettivo delle mie ricerche è stato quello di stabilire se fossero proprio queste
le uniche fonti di cui il principe si era servito per la stesura del suo corso. In
particolare, la mia attenzione si è rivolta verso altri due testi che si presentavano
come probabili fonti di informazioni per Lampedusa, uno nominato dal principe stesso nel
corso della sua lezione su T. S. Eliot, The Achievement of T. S. Eliot di F. O.
Matthiessen, laltro scoperto dalla dott.ssa Polo come fonte da cui Lampedusa ha
ricavato una lettera di Byron, la Vie de Byron di A. Maurois. Le mie ricerche hanno
dato risultati affermativi, dimostrando che il principe ha tratto numerosi elementi anche
da questi volumi.
Una volta appurata la presenza in Letteratura inglese di
passi derivati da altre opere, è iniziato il mio lavoro di anatomica dissecatrice
di testi. Non mi bastava lelenco di Menin; volevo sapere che cosa ha
ricavato Lampedusa dai libri consultati, e soprattutto perché. Volevo capire se
egli si era servito di altri testi solo per trarre quelle informazioni biografiche sugli
autori e sulle opere, difficili da ricordare a memoria, o se si era spinto oltre,
riutilizzando anche giudizi critici formulati da studiosi britannici. Ho analizzato così
tutte e cinque le parti in cui è diviso il corso, e ho scoperto che il principe molto
spesso ha costruito le sue lezioni proprio sulla struttura fornita dal testo di
riferimento, appropriandosi anche di valutazioni critiche non sue.
Per consentire a tutti di verificare la validità delle mie
ricerche, ho deciso di creare una sorta di edizione di Letteratura inglese con
testo a fronte. Con luso del grassetto ho evidenziato le parti delle
lezioni che risultavano tradotte o, più in generale, derivate dai volumi stranieri, e nel
testo a fronte ho riportato in lingua originale i passi ricavati dai books of reference.
Poiché un lavoro di questo tipo era improponibile sullintera mole di Letteratura
inglese, un testo che supera le ottocento pagine stampate, ho incentrato la mia
analisi su alcune parti, a mio avviso sufficienti per capire il metodo di lavoro di
Lampedusa: la terza, la quarta e la quinta. In particolare, mi incuriosiva molto
lultima di queste, che si presentava come la più ricca di traduzioni. Anche se
considero la mia analisi già esaustiva, mi auguro che il lavoro da me condotto su tre
delle cinque parti di Letteratura inglese venga, comunque, portato a termine, per
avere una panoramica completa dei passi derivati dai testi di riferimento e di quelli che
invece appartengono a Lampedusa.
Con il mio lavoro ho voluto rendere possibile a tutti il
confronto tra Letteratura inglese e le opere in lingua originale, al fine di capire
le modalità con cui, lezione dopo lezione, Lampedusa si appropria del contenuto delle sue
fonti. Ho voluto, inoltre, mettere in guardia chiunque dallutilizzare con leggerezza
giudizi critici che, in apparenza, sembrano di Lampedusa, e invece sono di alcuni studiosi
inglesi. Ma una ricerca di questo tipo ha mirato soprattutto a stabilire quale sia il
valore da attribuire ad unopera che, in alcune sue parti, è un rimaneggiamento di
altre.
Dal risultato delle mie ricerche è emerso che, nonostante il
ricorso da parte di Lampedusa ad altri testi sia davvero massiccio, Letteratura inglese
presenta una fisionomia tutta particolare, e non può certo essere considerata un
riassunto in italiano di alcune storie della letteratura inglese. In unopera
concepita come una serie di lezioni, non può comunque scandalizzare la presenza di parti
ricavate da altri libri. Credo appartenga allesperienza di qualsiasi insegnante il
ricorso a dei testi di riferimento per spiegare argomenti che pure si conoscono, perché
in genere si ha bisogno di una sorta di intelaiatura espositiva in cui
inserire le proprie considerazioni. Quindi la presenza in Letteratura inglese di
parti derivate da altri testi non sminuisce il suo valore effettivo, che è un altro. Non
è un manuale tradizionale; gli studiosi che cerchino in essa una valutazione
completamente inedita di autori e opere rimarranno delusi.
A mio parere, la vera originalità di questo corpus di
lezioni, non destinate dallautore alla pubblicazione, è lo stile con cui sono
scritte. Uno stile ricco di humour, accattivante, che sa trasformare anche le più aride
notizie biografiche ricavate dalle fonti in piccoli aneddoti divertenti, che si serve di
metafore per oggettivare i pensieri dellautore, sempre pronto a passare da un
discorso allaltro a seconda di quel che gli passa per la mente. Gioacchino Lanza
Tomasi[3]
ha definito questo stile, con unespressione per me veramente calzante, il
filtro del compilatore: una sorta di velo, fatto di parole, in
grado di trasformare anche i passi tradotti in qualcosa di diverso da quel che erano in
origine.
Con il mio lavoro, credo di aver contribuito notevolmente a far
emergere il vero pregio delle sue lezioni, ovvero il suo grande talento narrativo, la sua
capacità di trasformare in personaggi vivi e simpatici gli autori inglesi, e
di rendere affascinanti anche gli argomenti più noiosi. Virtù, queste, di cui si
servirà nel modo più felice nel Gattopardo.
[1] Ho scritto il termine dissecatrice con una sola c per mantenermi fedele alla grafia di Lampedusa.
La citazione è tratta dalledizione di Letteratura inglese contenuta in G. TOMASI DI LAMPEDUSA, Opere, I Meridiani, Milano, Mondadori, 1995.
[2] Nicoletta Polo è la curatrice della prima edizione di Letteratura inglese, pubblicata da Mondadori nel 1990-91. Fabio Menin è lautore della Tesi di laurea Letteratura inglese di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, discussa alla Facoltà di Lettere e Filosofia dellUniversità di Padova nellanno accademico 1994-95.
[3] Gioacchino Lanza, secondo destinatario del corso di letteratura inglese, fu adottato da Giuseppe Tomasi di Lampedusa nel 1956.