Nella terra del Gattopardo  anno III

III° GIORNATA DI STUDI   “G. TOMASI DI LAMPEDUSA”
TRA LETTERATURA ED ARTE:
ALCUNI ASPETTI POCO NOTI
Deduzioni da studi e tesi di laurea


Giuseppe Cacioppo e Giorgio Maggio
         Architetti
  “I luoghi di Tomasi. Un’ipotesi di percorso
   
storico -  antropologico sulle orme dell’ultimo Gattopardo”

 

<<Donnafugata era vicina ormai con il suo palazzo, con le sue acque zampillanti, con i ricordi dei suoi antenati santi, con l'impressione che essa dava di perennità d'infanzia, anche la gente là era simpatica, devota e semplice>> (G. Tomasi, Il Gattopardo, Milano, Feltrinelli, 1999, pag. 65).

L’individuazione dei luoghi dove uno scrittore è nato o ha maturato la sua personalità è stato il canale d'ispirazione dell'ipotesi di percorso nell'isola tomasiana. 

Ne è nata una proposta di un museo en plain air, un museo su scala territoriale, nel quale si fanno convivere realtà e luoghi appartenuti a “padroni” diversi, dove le coordinate spazio-temporali sono lontane, talvolta opposte, ma ricucite grazie agli scritti di Giuseppe Tomasi. Luoghi apparentemente diversi che entrano in relazione, si confrontano, forti di un processo osmotico tra architettura, vita sociale e letteratura; luoghi che talora da soli non riescono ad esplicitare e trasmettere il loro ruolo e la carica evocativa, ma se relazionati, dove ancora possibile, quasi come tessere musive, ci riconsegnano le stesse emozioni vissute dallo scrittore.

Inoltre, si è cercato non solo di scoprire, ma anche d'indagare sul modo di vivere, sullo stretto legame, per la verità inscindibile, tra uomo e spazio, quest’ultimo avviluppatosi attorno al primo.

Il nostro lavoro vuole ancora essere uno stimolo per lo sviluppo economico e non solo, innescando percorsi culturali di lunga durata, itinerari storici, antropologici, letterari ripercorrendo sul filo degli scritti dell’ultimo “Gattopardo” i luoghi a lui molto cari. Da qui il valore della “scrittura”, che restituisce, con minuziose descrizioni spazi non più esistenti, ricostruisce ambienti, fa rivivere brani di vita quotidiana che si “consumavano” all'interno delle nobili dimore dei Lampedusa e degli ambienti ad esse connessi. Un’ipotesi di percorso, nell'isola, quella de “I luoghi di Tomasi”, punteggiata da spazi e architetture legate alla sua infanzia e alla sua famiglia. Luoghi apparentemente distanti, ma strettamente legati e correlati e che  irruentemente riemergono nei ricordi del Lampedusa scrittore e nei quali è avvenuta, secondo Leonardo Sciascia, <<la fusione di due memorie: quella genealogica e quella personale, quella oggettiva, documentaria, con quella, per così dire, proustiana>>. Nel viaggio attraverso la Sicilia lampedusiana, nelle varie tappe, non abbiamo, comunque, perso di vista, in sintonia con l'Antropologia culturale, la lettura degli spazi abitativi, l'analisi e lo studio del modo di vivere nel palazzo cercando di comprendere come l'aristocrazia se ne serviva.

Pertanto, il nostro progetto diventa anche l’occasione - come scrive Rita Cedrini - <<per soffermarsi su un tempo e su uno spazio, ripercorrendo un progetto urbanistico, architettonico e sociale e che ha determinato profondi mutamenti nella cultura e nella società>>. Rivisitando questi luoghi si finisce per conoscere le vicende umane e intellettuali di Giuseppe Tomasi. Lo stesso diventa una guida d'eccezione attraverso la sua descrizione ne i “Ricordi d’Infanzia” e ne “Il Gattopardo”, dove sono adombrate e tante volte fuse le varie dimore della famiglia come sono velati i nomi dei protagonisti dietro ai quali si cela una storia vera. Maldestre vicende, declino della famiglia, seconda guerra mondiale, divisioni testamentarie, eventi sismici, hanno eroso e, talvolta, ridotto, soprattutto nell'arco del Novecento, in un cumulo di macerie i luoghi “rievocati e reinventati” dallo scrittore. Un itinerario letterario che supporta quello artistico, che rimanda e fa luce, come un gioco di specchi,  su un uomo che incarna il dramma di una classe, quella aristocratica, che <<non si stancava d'incontrarsi per congratularsi di esistere ancora>>, dramma fatto ripetere da Giuseppe Tomasi a don Fabrizio quando dichiara di appartenere ad una <<generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi e che trovasi ora a disagio in tutte e due>>.

Un vero processo osmotico: le “tozze colonne”, “l’ambiente arroventato”, “la beata Corbera”, i “soffitti dalle architetture dipinte”, “il paese di padre Pirrone”, la “grande quadreria”, il “salone da ballo” e, perché no?, lo stesso “volo di rondini” divennero prezioso humus per innestarvi, tra memoria e invenzione, tra realtà e fantasia, i “Ricordi d’infanzia” prima e  “Il Gattopardo” poi.

 

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