Nella terra del Gattopardo  anno III
3 - 4 - 5 agosto 2001

Domenica 5 ore  21,30

Nella Terra del Gattopardo: anno III
LA PERMANENZA DI MARIA CAROLINA “DONNA FUJUTA”
A SANTA MARGHERITA DI BELÌCE

Memorie e scritti di G.Tomasi di Lampedusa e S. Scuderi

 Regia: Cocò Gulotta
Aiuto regia: Laura Scavuzzo


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Nella Terra del Gattopardo: anno III
LA PERMANENZA DI MARIA CAROLINA
LA  “DONNA FUJUTA”
A SANTA MARGHERITA DI BELÌCE
Memorie e scritti di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e Salvatore Scuderi

Regia: Cocò Gulotta
Aiuto regia: Laura Scavuzzo
 

Testo integralmente recitato

E’ noto che Giuseppe Tomasi, sebbene avesse la residenza a Palermo,trascorse  lunghi periodi della sua infanzia  nel palazzo Cutò di Santa Margherita di cui era comproprietaria la propria madre principessa Beatrice Tasca.  

La sua permanenza a Santa Margherita si prolungava ogni anno per mesi o addirittura per stagioni. La comodità del grandioso palazzo, il fascino del meraviglioso giardino, dalla lussureggiante vegetazione e dalle numerose fontane dalle acque zampillanti e la cordialità dell’ambiente sociale, lo facevano vivere in una specie d’incanto.

Quando quella proprietà fu venduta dai suoi familiari il suo nostalgico ricordo lo indusse a definirla il “paradiso terrestre perduto della mia infanzia”.

Nel palazzo esistevano i ricordi dei suoi nobili antenati Filangeri dal 1080 al 1800, tra 

i quali quattro viceré di Sicilia, Riccardo Maggiore, Alessandro I, Alessandro III e Nicolò I.

Quest’ultimo, fra il 1812 e il 1813 ospitò il re Ferdinando, il principe Leopoldo,

numerosi personaggi della Corte Borbonica e la Regina Maria Carolina.

Maria Carolina, regina del Regno di Napoli e di Sicilia,era figlia

dell’Imperatore d’Austria Francesco I . Apparteneva,dunque, agli

Asburgo, una delle  più grandi famiglie di regnanti  d’Europa.

Dopo aver dato alla luce l’erede al trono, acquistò il diritto di far parte del

Consiglio della corona, sicché, autoritaria e ambiziosa qual era, cominciò ad

occuparsi attivamente degli affari di governo, sostituendosi, spesso, nelle decisioni

al debole marito re Ferdinando che era lieto di lasciar fare per dedicarsi ai suoi

passatempi  preferiti: la caccia  e le donne.

Maria Carolina, per vanità e ambizione, voleva apparire “illuminata dalla

filosofia” proteggendo scrittori e riformatori e favorendo i Massoni, alla cui setta

 forse fu iscritta.

Nei ricordi d’infanzia la regina Maria Carolina è ricordata da Giuseppe Tomasi quando

cita le opere di grandi autori illuministi come Voltaire :

Se Maria Carolina li leggeva che cosa doveva pensare?

Nel 1793,durante la rivoluzione francese, dopo che la regina Maria Antonietta, sua

sorella, fu ghigliottinata,in Maria Carolina,  nacque un odio tremendo verso i

rivoluzionari.

I motivi che indussero la regina a venire a dimorare a Santa Margherita  sono da

attribuire all’invasione del Regno di Napoli da parte dell’esercito di Napoleone.

La Corte Borbonica fu dunque costretta a fuggire in Sicilia, dove stanziava la guarnigione degli Inglesi, alleati dei Borboni nella guerra contro Napoleone.

E così, Santa Margherita, ospitando Maria Carolina nei primi anni del diciannovesimo

                      secolo, fu teatro di uno degli episodi  più importanti della storia  d’Europa : la cacciata

                      dal trono della Regina delle due Sicilie.

Venne dunque stabilito che Maria Carolina dalla Ficuzza raggiungesse Castelvetrano per  proseguire il suo viaggio imbarcandosi a Marsala. Ma la Regina, in attesa della partenza, preferì accettare l’ospitalità a Santa Margherita offerta da Nicolò I Filangeri principe di Cutò.

Primo Cantastorie -  Omini granni, donni, picciriddi,

sintiti cca, vi cuntu la gran storia

ca cu la senti allarga li pupiddi

e sempri si la teni in sua memoria.

Coro - … e sempri si la teni in sua memoria

Cantastorie -  Fu quannu vinni ccà… re Firdinandu… 

Coro – … ccà ? E dunni  vinni ?

Cantastorie  - A Santa Margherita !

Coro – Aaaah ! 

Cantastorie -  Fu quannu vinni ccà re Firdinandu…

                      Cu la regina Maria Carulina

                               E lu figghiu di nomu don Leupoldu

                    chi di Napuli foru in fuitina.

Cantastorie -  Niculò primu di li Filangeri,

                                          principi nostru tantu rinumatu,

                                              l’accolsi cu riguardu e cu pinseri

                                                   da tanta genti amica accumpagnatu.

Coro - …da tanta genti amica accumpagnatu.

Terzo Cantastorie -  Lu gran curteu trasiu di Porta Nova,

                    chi nomu di Riali ci fu datu

                              ed ogni omu gridannu dava prova

                        d’essiri pi lu re tantu fidatu …

In una cronachetta redatta dal canonico Monteleone, che sicuramente Giuseppe Tomasi di Lampedusa avrà letto, è descritto l’arrivo dei sovrani in Paese e le straordinarie e trionfali accoglienze espresse loro dalle popolazioni di Santa Margherita e Montevago.

Per l’occasione Nicolò I Filangeri fece costruire una porta di accesso al paese da dove entrarono i sovrani . Egli chiamo quell’opera “Porta Reale”.

Coro – Viva lu Re ! Viva la Regina !

               viva don Niculò nostru patruni !

Primo Cantastorie  - Cu viva lu re, viva la rigina,

                                        viva don Niculò nostru patruni

                                    la genti grida tutta la matina

                                   e lu re ni ristava cuntintuni.

Secondo Cantastorie  - Li tanti battimani e tanti ciuri

                                          davano segnu a l’ospiti rignanti

                                           di la gran devozioni e di l’amuri

                                     chi nutrivano tutti l’abitanti.

Terzo Cantastorie - La rigina cummossa ringraziava,

                     era filici dopu tanti peni,

                            a li presenti tutti proclamava:

Si tornu al regnu vi fazzu gran beni.-

Primo Cantastorie - Rispusi don Nicola Filangeri:

Nicola Filangeri - Chiddu chi vi facemu, mia regina,

                          nun scaturisci dai nostri doveri

                                  ma dall’affetto ch’a vui ci avvicina.-

Quarto Cantastorie - Poi li sovrani e tutta la so’ corti

                                ficiru sosta in chiesa cu firvuri

                                   prigannu di purtari a la so’ sorti

                                ogni beni, fugannu ogni duluri.

Il rituale dell’arrivo a Santa Margherita dei sovrani borbonici con la sosta in Chiesa Madre dopo l’arrivo, è identico a quello dell’arrivo del Principe Salina raccontato da Giuseppe Tomasi nel “Gattopardo”.

Nel Gattopardo Giuseppe Tomasi cita il salone di Leopoldo che prese quel nome

                     dal principe borbonico che vi dimorò.

                     Le stanze di Ferdinando , inoltre, conservavano questo nome perché avevano

                     costituito l’appartamento privato del ridanciano e crudele Re Nasone.

Cantastorie - Poi re, regina, figlio e cortigiani

                               pigghiaru la dimura a lu palazzu

                                 ed autri ancora in casa di paisani,

                                    e vi truvaru un lettu e un matarazzu.

Festi, banchetti, giti a la Vinaria,

A lu tiatru reciti e cuncerti,

Balli, ricevimenti in galleria,

battuti di caccia pi li chiù sperti.

Cantastorie - Li vintiquattru di la culligiata,

                                     tutti parrini cu muzzetta ’n festa,

facennu ‘n chiesa la missa cantata,

                              vasavanu li mani cu gran festa

e li suvrani chiù cuntenti e grati

                            ci rigalavanu cent’unzi sunanti.

Cantastorie  - Li comici, ‘n tiatru affacinnati,

                               eran dilettu cu reciti e canti.

Lu re fu gratu a comici e parrini

                          e regalau a iddi ddu cinghiali.

Cantastorie - Ficiru festa cu li cianchi chini

                                    e li ringraziamenti ufficiali.

La permanenza della Corte fu allietata per circa tre mesi da festeggiamenti vari.

Cantastorie -  Si fa gran festa nni la galleria,

                                         cuntenta la marchisa di San Marcu

                                prisenta a la rigina in allegria

                                 li signori prisenti nni lu parcu.

Marchesa di San Marco – Maestà ! Vi vogghiu prisintari

                                       la bedda società di lu paisi

                                        chi vinni p’a vui manifistari

                                              gioia, devozioni e gran surrisi

 Cantastorie - La regina gentili e cu manera

                                     ad ognuna dumanna lu so’ nomu,

                                lu baciamanu dura sinu a sera

                                        sia di li dami dda presenti o d’omu.

 Tra l’invitati c’è na picciuttedda

                               chi smovi simpatia nni la regina,

               la guarda cun amuri:

Chi si bedda!-   

e di baci l’adinchi china china;

                                 e l’abbrazza, la stringi cu caluri,

                                  dicennu:- Puru tu devi vasari…

fammi pruvari lu sinceru amuri

                            chi la to’ giovinezza mi po’ dari.-

 E la picciotta, timida, ‘mpacciata,

                 a la rigina china di firvuri,

                                ci stampa nni la guancia ‘na vasata

                         e la so facci è china di russuri.

Cantastorie - La gioventù di dame e cavalieri

                                       ballanu poi ‘na bedda cuntradanza

                         e l’omini nni sunnu tutti fieri

                            di guidari li dami nni la danza.

Poi li gran dami cu li signorotti

                      fannu li coppie pi lu minuettu

e li movenzi su tantu perfetti

                                   e dannu a la regina gran dilettu.

e dannu a la regina gran dilettu.

Primo e Secondo Comico  - Lu re ‘mpalazzu invita l’arcipreti,

                                    c’è puru la regina e li parrini

                                         chi si nni stanno tutti queti queti.

Cantastorie - Dici lu re:

Re Ferdinando - Ci sunnu li destini

                                               ch’a l’omini c’impongunu lu fari,

                                                 e nui ch’ormai vi semu affezionati

                                                   nun passa tempu chi v’ama lassari;

                                            ma prima di partiri ci accittati

                                                stu donu chi facemu pi memoria

                                        e pi nautri prigati cu firvuri.

Coro – Oooooh ! 

Cantastorie - Fu un donu chi rimasi nni la storia,

                           un calici cu gemmi di valuri

                              e ‘na patena fatta tutta d’oru.

La regina poi dissi dispiaciuta:

Maria Carolina -Vi lassu ma tantu m’adduluru,

                                   di vuatri sugnu sempri compiaciuta.-

Cantastorie - L’ arcipreti chi fu patri La Rocca

                                   ringrazia tantu pi lu riccu donu,

a tutti li presenti poi ci tocca

                                                                          a li sovrani fari un baciamanu.

Maria Carolina, aveva un carattere fermo e risoluto, e spesso sostituiva il debole marito re Ferdinando nel prendere decisioni importanti.

Perciò, gli Inglesi, che miravano ad impossessarsi della Sicilia, avrebbero voluto liberarsi della presenza della scomoda Regina , poiché ella sola costituiva il vero ostacolo ai loro ambiziosi disegni.  .

Così, Lord William Bentinck, tenente generale dell’esercito inglese, per togliere ogni autorità alla regina, impose al re Ferdinando di cedere il potere al figlio Francesco e la stessa sovrana, accusata di intrattenere rapporti segreti con Napoleone, fu relegata nelle case di caccia della Ficuzza. Ma a tali accuse la regina reagì energicamente.Gli Inglesi disposero quindi con maggiore fermezza il suo allontanamento dalla Sicilia ordinandole il trasferimento presso la casa paterna di Vienna.  

Primo Cantastorie - Lu tempu di partiri era vicinu

                             ed arrivau lu geniru dilettu

                              di la regina, Filippu Luiginu

                                 chi la salutau cu gran rispettu.

Quinto Cantastorie - Chi doppu nni la Francia fu a rignari,

                       chi dissi a la rigina chi l’ Inglisi

                la Sicilia vulianu occupari

                      si nun lassava prestu lu paisi.

Terzo Cantastorie - La rigina rispusi in tonu afflittu:

Maria Carolina - Iu partu prestu ma ti pregu tantu,

                              cunsigna chista ca a ddu malidittu

                                    chi lu me’ cori ha resu tantu affrantu.-

Così scrive Maria Carolina in una lettera indirizzata al Tenente generale dell’esercito inglese Lord William BENTINCK :

"Milord, malgrado ciò che presenta di irregolare il procedimento della vostra Corte, nostra alleata, di forzare me regina delle due Sicilie,  ad abbandonare, il re mio sposo e la mia famiglia, per ritirarmi nel mio nativo paese . Malgrado io sia ben lontana dal riconoscere un simile diritto nel governo britannico , sento di cedere, poiché questa condiscendenza da parte mia, mi è presentata come mezzo di riconciliazione per gl’interessi della mia famiglia. Io vi dichiaro, Milord, che a questo solo titolo  io sono pronta a partire.Io desidero che la direzione, che dovrei prendere per ridurmi nella mia patria, sia meno lunga e penosa. La mia età e la mia salute , temo che non mi lascino le forze di sopportare questo viaggio sino alla fine.Questo desiderio, è sottomesso alla volontà di volere evitare tutto ciò, che possa dar luogo ad un rinnovamento di calunnie, con cui mi si è voluto perseguitare. Nel sottomettermi a questa violenza, io non posso, né debbo dimenticare ciò che è dovuto alla mia nascita e alla mia dignità: io domando, io esigo, l’esecuzione di alcuni punti. E avendo voi dimostrato perseveranza e fermezza estrema, per arrivare a costringermi al sacrificio della mia esistenza, devo sperare che sia assicurata l’esistenza degli ultimi giorni di una principessa, vittima di ogni genere di sventure e alla quale il vostro governo saprà rendere ben presto quella giustizia che merita, e non potrà ricordare il passato, e la presente persecuzione, senza provare un sentimento di rimorso”.

Dopo di che la regina si recò per alcuni giorni alla Ficuzza.

L’8 marzo del 1813, al suo ritorno in paese dalla Ficuzza, la popolazione andò a ricevere la regina con entusiasmo

Sulla scabra via, verso il fiume, si muoveva ondeggiante una gran folla, uomini, donne, vecchi, giovinetti , gente di ogni età ed ogni condizione.

In previsione della tarda ora in cui doveva giungere la regina, erano stati incaricati dal Cutò e disposti in più siti, uomini con torce a vento i quali sostituendosi a vicenda, illuminavano senza interruzione il brillante convoglio reale in mezzo a frenetici ed incessanti applausi.

Quando infine , di lì a poco, il 15 Marzo, fu decisa la partenza della regina da Santa Margherita gliabitanti vollero salutarla in massa con i medesimi onori con i quali l’avevano accolta. 

La gente di Santa Margherita non volle salutare la sua amata Regina alle porte di casa, ma addolorata e commossa decise di seguirla e accompagnarla quasi presso Castelvetrano”.

Mentre era a Castelvetrano, in attesa della partenza, Maria Carolina ricevette la visita del generale inglese Mac Farlane, per consegnarle una lettera che l’obbligava a partire.

La regina lo ricevette con dignità, ma quando seppe lo scopo della visita, sopraffatta dall’emozione, alzò la voce in un torrente di parole che la lasciò senza fiato :

“Bonaparte non ha trattato la famiglia reale spagnola peggio di quanto Bentinck abbia trattato noi. Fu forse per subire questo che sfuggii alla scure, alle cospirazioni, ai tradimenti dei giacobini napoletani?

Fu per questo che aiutai Nelson a vincere la battaglia del Nilo?

Per questo che portai il vostro esercito in Sicilia ?

E’ questo il vostro onore inglese? ”

Primo Cantastorie - La regina partiu tra pene e chianti

                          di paisani regina e don Nicola.

                                 Fineru li gran festi ed ogni incantu.

                        Ristau pi ricurdarla la parola.

Così la regina Maria Carolina, la regina fujuta, la Donnafugata, nel 1813 lasciò Santa Margherita, la Sicilia, il marito e i figli e dopo un lungo viaggio pieno di disagi e peripezie via mare dalla Sicilia a Costantinopoli e da lì via terra, dopo 8 mesi arrivò a Vienna.

Nel settembre del 1814 ella fu trovata morta nel suo letto nel castello di Hertendorf.

Giuseppe Tomasi che nel suo romanzo doveva dare un nome al paese in cui era il

palazzo che aveva ospitato la regina Maria Carolina, che in quei luoghi aveva

lasciato il fascino della sua forte personalità e il ricordo di un periodo di magico

splendore e che in paese era stata amorevolmente chiamata la “regina fujuta”, non

poteva trovare nome più appropriato di quello di “DONNAFUGATA”  per

ricordare simbolicamente l’avvenimento più importante che aveva dato lustro al

paese e al palazzo descritto nel Gattopardo.

Viva la regina Maria Carolina, viva la regina fuiuta, viva la Donnafugata!

 

Poesia scritta da Salvatore Scuderi

Viva, viva la regina

E lu re don Ferdinandu

lu  corteo già s’avvicina

e la genti sta aspittandu.

 

Nni la chiazza china, china

battimani e tanti ciuri,

viva Maria Carulina

chi ci porta tantu onuri.

 

Viva, viva e sempri viva ,

semu tutti cuntintuna,

la regina chi ci arriva

granni gioia a nui ci duna.

 

Sona a festa la campana,

lu tripudiu è veru granni,

sia vicina chi luntana

veni genti d’ ogni banni.

 

Viva re don Ferdinandu,

viva Maria Carulina,

viva ‘u principi Leupoldu,

la letizia s’ avvicina.

 

Viva, viva e sempri viva,

semu tutti cuntintuna

la regina chi ci arriva

granni gioia a nui ci duna.

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