Nella terra dei Gattopardi
Pietre, piante, panorami, tutto nella cittadina messinese parla di Tomasi di Lampedusa
e del suo casato. Attorno è nato un grande fermento culturale La fondazione Piccolo sta
pubblicando l'archivio della villa del poeta Lucio
CAPO D'ORLANDO. Sedeva su una panca di marmo, Tomasi di Lampedusa, e guardava la sagoma
dell'isola di Salina che si stagliava contro il cielo. Non a caso, probabilmente, il suo
eroe del Gattopardo si chiamò principe di Salina, la più verde delle Eolie, quella tante
volte ammirata dal giardino della villa del suo cugino poeta, Lucio Piccolo. Qui, sulle
colline di Capo d'Orlando _ sembra la Liguria, tanto stretta è la fascia costiera _ il
'sedile del pigno' è ancora lì, a raccontare delle chiacchiere tra Tomasi e Lucio,
immortalate nelle foto di famiglia. Lui, l'autore del Gattopardo, elegante e
immalinconito; l'altro _ baffetti e ciuffo ribelle _ accoccolato sulle ginocchia. Due
personaggi, due storie su cui non è ancora stato svelato tutto. La fondazione Piccolo,
presieduta da Bent Parodi, sta per pubblicare _ a cura di Aurelio Pes _ l'intero archivio
della villa, centinaia di documenti, di carte, di scritti inediti che raccontano la vita
di una famiglia straordinaria. Feudi a perdita d'occhio, intrighi, alti e bassi della
fortuna, chicche letterarie. 'Sarà dato alle stampe entro i primi mesi del 2001 _
assicura Parodi _ in modo che possa essere finalmente consultato dagli studiosi'. Un
interno di aristocrazia siciliana a cavallo tra '800 e '900 su cui racconta già tanto la
dimora, spogliata nel tempo di parte dei mobili, ma ancora capace di emozionare, con la
stanza dove dormiva Tomasi di Lampedusa _ ospite abituale _, gli acquarelli e le
fotografie del fratello di Lucio, Casimiro, le piante rare della sorella Giovanna, tra cui
un arbusto al quale in piena estate non daresti una lira e che invece è un'assoluta
rarità: unico esemplare in tutta Europa, Africa e Asia, ad aprile sfodera un fiore lungo
più di due metri. E poi il cimitero dei cani e dei gatti _ con le lapidi che ricordano
Crab, Gigi, Surdittu, Emir _ e le foto della madre, Teresa Tasca Filangeri di Cutò,
sangue che più blu non si può, energica capofamiglia dopo l'abbandono e la morte del
marito. Fu lei ad aiutare la sorella Beatrice e il nipote Tomasi nel momento della rovina
economica. Famiglia, storia, vita, paesaggi che entrano nel Gattopardo più di quanto
finora critici e studiosi abbiano pensato. Le novità arrivano dalle ricerche di un
ingegnere con la passione per la letteratura, Franco Valenti, che ha scritto un libro un
po' naif, 'I misteri del Gattopardo', presentato da Vittorio Sgarbi il mese scorso alla
libreria Kappa. 'Lei ha fatto l'investigatore, entrando perfino nella stanza da letto del
principe', ha scherzato il critico d'arte alludendo alla più curiosa ipotesi del libro,
quella che fugherebbe il sospetto di impotenza di Tomasi. A rivelare di avere trovato una
confezione di profilattici nel comodino dello scrittore, è la nipote del proprietario
della casa di Ficarra, vicino a Capo d'Orlando, dove l'autore del Gattopardo visse durante
la seconda guerra mondiale. Lei si chiama Antonietta Casella, ora ha settant'anni e nessun
dubbio: 'Dormivano in due stanze separate, ma si amavano non soltanto spiritualmente,
quando la madre di lui era lontana. La principessa Beatrice, gelosa e possessiva, inibiva
ogni contatto'. Abbastanza per nutrire il perplesso snobbismo di qualche accademico _ 'lo
scrittore dei profilattici', sussurra qualcuno _ e per accendere molte curiosità. Tanto
più che Valenti, scarpinando, è riuscito a entrare in possesso di due pagine del romanzo
'Eclisse', scritto dalla principessa Beatrice tra il '45 e il '46 all'hotel Santaromita,
poi ribattezzato hotel Flora e adesso chiuso. Poche righe che sprizzano aristocratico
disprezzo nei confronti di gente rozza e cinica, lo stesso che il Gattopardo avrebbe
nutrito per i Sedara. Somiglianza che ha fatto avanzare a Valenti _ complice la
testimonianza dell'albergatore del Santaromita, il quale ricorda stralci perduti
dell'opera _ l'ipotesi secondo cui Tomasi avrebbe attinto a piene mani dal romanzo della
madre. E non è tutto, perché il libro ritrova personaggi, luoghi e circostanze che
dimostrano quanto i ricordi di Capo d'Orlando siano entrati a comporre il ritratto della
gattopardesca Donnafugata. Il Monte Morco più volte citato è proprio qui, al confine con
Naso, così come il paese di San Cono _ che Leonardo Sciascia identifica con quello
omonimo tra Catania ed Enna _ è in collina, a pochi chilometri da villa Piccolo. E
l'episodio di Sedara, che annuncia al principe di Salina di avere acquistato il titolo di
baronessa del Biscotto per la figlia Angelica, sarebbe tratto da un episodio reale
avvenuto a Naso alla fine del '700: Gaetano Piccolo, avo di Lucio, avrebbe spronato uno
scultore squattrinato, che si chiamava Biscotto, a realizzare uno statua di Ferdinando IV
di Borbone con la promessa di fargli avere il titolo di cavaliere. Il paese prese a
dileggiarlo: 'Altro che cavaliere, ti faranno barone del Biscotto'. Intrecci di memoria e
fantasia, trasposizione poetica e realtà. Un'idea che ha guidato anche la storica
manifestazione di pittura nata qui negli anni '50, 'Vita e paesaggio'. Gli artisti
venivano invitati a realizzare un quadro ispirandosi a Capo d'Orlando. 'Era fantastico _
ricorda Tano Cuva, uno dei primi organizzatori _ le strade erano piene di pittori con i
loro cavalletti, e non mancavano quelli alla caccia di scorci segreti'. Esauriti gli
scorci possibili, negli anni '70 la rassegna si allargò ai più diversi soggetti e _ con
una pausa di qualche anno _ vive ancora. Un fermento che ha arricchito la pinacoteca
comunale di più di 500 opere, firmate da Guttuso, Josè Ortega, Pietro Gallina, Horacio
Agola, e così via dicendo. Il grande Tono Zanganaro disegnava facce di ragazzi: 'Maestro,
mi stampi?', gli chiedevano i figli dei pescatori. Una collezione di disegni è appesa
nell'albergo La Tartaruga, schizzata sui conti del ristorante: 'Pagava così _ racconta il
titolare Sarino Damiano _ e a noi andava bene'. -----Laura Anello -----
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