CONVEGNO: NELLA TERRA DEL GATTOPARDO ANNO II

Franco Valenti   "I Misteri del Gattopardo:Ricordi di vite parallele. Tomasi di Lampedusa - Lucio Piccolo e Beatrice di Cutò".

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GIORNALE DI SICILIA  - pag. 11 regionale di martedì 29 agosto 2000 -  FATTI & NOTIZIE
articolo di Laura Anello

 

Nella terra dei Gattopardi

Pietre, piante, panorami, tutto nella cittadina messinese parla di Tomasi di Lampedusa e del suo casato. Attorno è nato un grande fermento culturale La fondazione Piccolo sta pubblicando l'archivio della villa del poeta Lucio

CAPO D'ORLANDO. Sedeva su una panca di marmo, Tomasi di Lampedusa, e guardava la sagoma dell'isola di Salina che si stagliava contro il cielo. Non a caso, probabilmente, il suo eroe del Gattopardo si chiamò principe di Salina, la più verde delle Eolie, quella tante volte ammirata dal giardino della villa del suo cugino poeta, Lucio Piccolo. Qui, sulle colline di Capo d'Orlando _ sembra la Liguria, tanto stretta è la fascia costiera _ il 'sedile del pigno' è ancora lì, a raccontare delle chiacchiere tra Tomasi e Lucio, immortalate nelle foto di famiglia. Lui, l'autore del Gattopardo, elegante e immalinconito; l'altro _ baffetti e ciuffo ribelle _ accoccolato sulle ginocchia. Due personaggi, due storie su cui non è ancora stato svelato tutto. La fondazione Piccolo, presieduta da Bent Parodi, sta per pubblicare _ a cura di Aurelio Pes _ l'intero archivio della villa, centinaia di documenti, di carte, di scritti inediti che raccontano la vita di una famiglia straordinaria. Feudi a perdita d'occhio, intrighi, alti e bassi della fortuna, chicche letterarie. 'Sarà dato alle stampe entro i primi mesi del 2001 _ assicura Parodi _ in modo che possa essere finalmente consultato dagli studiosi'. Un interno di aristocrazia siciliana a cavallo tra '800 e '900 su cui racconta già tanto la dimora, spogliata nel tempo di parte dei mobili, ma ancora capace di emozionare, con la stanza dove dormiva Tomasi di Lampedusa _ ospite abituale _, gli acquarelli e le fotografie del fratello di Lucio, Casimiro, le piante rare della sorella Giovanna, tra cui un arbusto al quale in piena estate non daresti una lira e che invece è un'assoluta rarità: unico esemplare in tutta Europa, Africa e Asia, ad aprile sfodera un fiore lungo più di due metri. E poi il cimitero dei cani e dei gatti _ con le lapidi che ricordano Crab, Gigi, Surdittu, Emir _ e le foto della madre, Teresa Tasca Filangeri di Cutò, sangue che più blu non si può, energica capofamiglia dopo l'abbandono e la morte del marito. Fu lei ad aiutare la sorella Beatrice e il nipote Tomasi nel momento della rovina economica. Famiglia, storia, vita, paesaggi che entrano nel Gattopardo più di quanto finora critici e studiosi abbiano pensato. Le novità arrivano dalle ricerche di un ingegnere con la passione per la letteratura, Franco Valenti, che ha scritto un libro un po' naif, 'I misteri del Gattopardo', presentato da Vittorio Sgarbi il mese scorso alla libreria Kappa. 'Lei ha fatto l'investigatore, entrando perfino nella stanza da letto del principe', ha scherzato il critico d'arte alludendo alla più curiosa ipotesi del libro, quella che fugherebbe il sospetto di impotenza di Tomasi. A rivelare di avere trovato una confezione di profilattici nel comodino dello scrittore, è la nipote del proprietario della casa di Ficarra, vicino a Capo d'Orlando, dove l'autore del Gattopardo visse durante la seconda guerra mondiale. Lei si chiama Antonietta Casella, ora ha settant'anni e nessun dubbio: 'Dormivano in due stanze separate, ma si amavano non soltanto spiritualmente, quando la madre di lui era lontana. La principessa Beatrice, gelosa e possessiva, inibiva ogni contatto'. Abbastanza per nutrire il perplesso snobbismo di qualche accademico _ 'lo scrittore dei profilattici', sussurra qualcuno _ e per accendere molte curiosità. Tanto più che Valenti, scarpinando, è riuscito a entrare in possesso di due pagine del romanzo 'Eclisse', scritto dalla principessa Beatrice tra il '45 e il '46 all'hotel Santaromita, poi ribattezzato hotel Flora e adesso chiuso. Poche righe che sprizzano aristocratico disprezzo nei confronti di gente rozza e cinica, lo stesso che il Gattopardo avrebbe nutrito per i Sedara. Somiglianza che ha fatto avanzare a Valenti _ complice la testimonianza dell'albergatore del Santaromita, il quale ricorda stralci perduti dell'opera _ l'ipotesi secondo cui Tomasi avrebbe attinto a piene mani dal romanzo della madre. E non è tutto, perché il libro ritrova personaggi, luoghi e circostanze che dimostrano quanto i ricordi di Capo d'Orlando siano entrati a comporre il ritratto della gattopardesca Donnafugata. Il Monte Morco più volte citato è proprio qui, al confine con Naso, così come il paese di San Cono _ che Leonardo Sciascia identifica con quello omonimo tra Catania ed Enna _ è in collina, a pochi chilometri da villa Piccolo. E l'episodio di Sedara, che annuncia al principe di Salina di avere acquistato il titolo di baronessa del Biscotto per la figlia Angelica, sarebbe tratto da un episodio reale avvenuto a Naso alla fine del '700: Gaetano Piccolo, avo di Lucio, avrebbe spronato uno scultore squattrinato, che si chiamava Biscotto, a realizzare uno statua di Ferdinando IV di Borbone con la promessa di fargli avere il titolo di cavaliere. Il paese prese a dileggiarlo: 'Altro che cavaliere, ti faranno barone del Biscotto'. Intrecci di memoria e fantasia, trasposizione poetica e realtà. Un'idea che ha guidato anche la storica manifestazione di pittura nata qui negli anni '50, 'Vita e paesaggio'. Gli artisti venivano invitati a realizzare un quadro ispirandosi a Capo d'Orlando. 'Era fantastico _ ricorda Tano Cuva, uno dei primi organizzatori _ le strade erano piene di pittori con i loro cavalletti, e non mancavano quelli alla caccia di scorci segreti'. Esauriti gli scorci possibili, negli anni '70 la rassegna si allargò ai più diversi soggetti e _ con una pausa di qualche anno _ vive ancora. Un fermento che ha arricchito la pinacoteca comunale di più di 500 opere, firmate da Guttuso, Josè Ortega, Pietro Gallina, Horacio Agola, e così via dicendo. Il grande Tono Zanganaro disegnava facce di ragazzi: 'Maestro, mi stampi?', gli chiedevano i figli dei pescatori. Una collezione di disegni è appesa nell'albergo La Tartaruga, schizzata sui conti del ristorante: 'Pagava così _ racconta il titolare Sarino Damiano _ e a noi andava bene'. -----Laura Anello -----


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