| BOZZA TIPO DI PROTOCOLLO DINTESA: PRO LOCO UNPLI SICILIA - ANCI SICILIA | |
Il rapporto tra comune e PRO LOCO è, forse, il tema più dibattuto allinterno delle nostre associazioni; senza dubbio, quello più sentito e vissuto. E ciò è naturale e giusto, non fossaltro per la comunione dimpegni, quali la tutela e la promozione del proprio paese. Eppure, tale binomio suscita simbologie da storia letteraria: Scilla e Cariddi, Peppone e Don Camillo.Abbiamo tentato, in concreto, di rassegnare gli aspetti salienti di tale rapporto, con lauspicio di offrire una riflessione credibile e serena. Non sappiamo quando di condivisibile, quanto di impopolare, o quanto di surreale possa esserci nelle nostre considerazioni: speriamo, soltanto, che lo sforzo al contributo dialettico rappresenta lindizio di unattenzione più realistica e produttiva della " politica " generale delle nostre Associazioni sul territorio. Innanzi tutto, dobbiamo riconoscere che lamministrazione comunale, che dora in poi, per comodità, titoleremo con il nome di Comune, è il referente naturale delle nostre Associazione, quello dal quale non si può né si deve prescindere nel raggiungimento delle finalità statutarie. E ciò per una ragione molto semplice: chi è demandato ope legis è giustificato dalla popolare è il comune. Per necessita e per etica, quindi è irreversibile che unassociazione, come qualsiasi cittadino, debba confrontarsi con il proprio comune e ad esso riferirsi. Su questo passaggio, molto spesso, nascono diatribe, polemiche, atteggiamenti, che straripano in ragioni che, alla fine, poco o nulla hanno a che fare con le finalità istituzionali delle pro loco. Le cause di tale esorbito sono, quasi sempre, da ricercarsi nelle situazioni ambientali, che caratterizzano specie i centri mediopiccoli: il trasferire allinterno dellassociazione anteposizioni di parte, il considerare la Pro loco una succursale connivente, il riciclare delusi o sconfitti della politica allinterno delle associazioni. In tali situazioni si perde di vista lobiettivo principe dei singoli istituti, per acclimatare uno stato di conflittualità feudale, che sfocia in azioni sterili e ritorsive, dove, alla fine chi ha la peggio è, per lo più, la Pro loco, ma sconfitto ne esce tutto il territorio. Questo tipo di conflittualità diventa quasi abituale, quando si considera la natura delle partenze e la preoccupazione degli arrivi delle due entità: la dove il comune esita una scelta politica dei suoi cittadini, la pro loco si realizza la libera volontà degli associati; la dove il comune sente il " dovere " di ossequiare tali premesse politiche la pro loco deve uniformare la volontà ai propri fini istituzionale.
Il comune, in definitiva ha sempre di mira la possibile conferma politica, la pro loco misura se stessa esclusivamente nel raggiungimento degli obbiettivi statutari. E necessario, in tale contesto, riconoscere il proprio ruolo, muovere la propria intelligenza, contenere la propria indignazione. E indubbio che la pro loco dovrebbe essere il naturale alter ego del comune, specie sul piano di una dialettica progettuale del territorio e della condivisione e suddivisione di compiti e azioni inerenti al campo dazione che le è proprio. Quando ciò succede la località diviene un fertile campo di iniziative e di partecipazione, diventa unisola felice, in cui le scelte politiche appartengono non a segmenti partitici, ma allo sforzo corale dellinsieme culturale che il luogo sa esprimere e valorizzare. Talora, invece, ad esempio, si vedono sindaci che affidano compiti nella materia specifica ad associazioni che nulla hanno a che fare con quanto assegnato; e ciò in aperto dispregio del volontariato pro loco e in affermazione della discrezionalità del proprio potere. Tutto ciò è mortificante e pernicioso, e molto spesso diventa causa di diaspora e di naufragio. Cosi come si vedono Presidente, che del proprio rapporto personale con il comune fanno la ragione principe del loro essere pro loco. E ciò attesta il tradimento delle volontà associate e lo scadimento del ruolo e dellazione della associazione. Tali situazioni derivano dal nostro essere uomini e cittadini; e lì si misura lintelligenza e la cultura dei protagonisti. A nostro avviso, per quanto ci riguarda, il vero problema pertiene la capacità di saper dialogar con il comune, che non va confusa nel rapporto di buon vicinato, quanto più tosto nella possibilità di inserimento della propria programmazione nella programmazione generale dellente pubblico. Molto spesso, invece, e questo è un nostro limite, sotto laureola del volontariato, abbiamo la convinzione di essere uno stato nello stato, cui tutto è dovuto per il solo fatto di essere pro loco. E veramente sciocco e limitante presumere di poter raggiungere i propri obbiettivi vivendo in uno stato di continua sfida. La sfida, se mai, va fatta con noi stessi, con le nostre risorse umane e intellettuali, con le nostre fedi e con le nostre paure. Quella del volontariato è una prestazione soggettiva, definita e valorizzata dai risultati raggiunti dei suoi componenti. Si soffre spesso, una certa ansia di dipendenza, da una parte, come di ingerenza dallaltra. E chiaro che i due enti a volte, per tutto ciò che è alla base della loro essenza, si trovano a navigare mari diversi, sebbene il porto dovrebbe essere unico. Necessita, per ciò, una mediazione consapevole tra listituto pubblico e lassociazione privata, che ci deve vedere protagonisti. Chi è animato da spiriti diversi farebbe bene a non attivarsi nella prassi vitale volontariato.E pur vero che è certamente miope quel comune che trascura la nostra Associazione. Essa rappresenta e racchiude una somma di esperienza e di sinergia di volontà, che trascendono anfratti ideologici o schieramenti partigiani; essa, in nome dellamore per la propria terra e per la sua storia, impegna, senza alcun conto, tempo, risorse e dignità. Per il presidente pro loco non esistono allettanti sfondi di carriere politiche o puntelli gratificanti di celebrati poteri; non vi sono indennità o privilegi.
Per lui esiste sangue e sudore. Consapevole di ciò, sta alla sua maturità se costruire un contributo per il proprio paese o se diventare un nuovo Don Chisciotte della Mancia.
Pertanto dopo questa mia ampia riflessione sul rapporto tra Comune e pro loco e considerato che il ruolo e le competenze delle pro loco in ambito comunale è di primaria importanza per lo sviluppo del territorio sia dal punto di vista del turismo, del patrimonio artistico ed ambientale e per la relativa ricaduta occupazionale; considerato che le pro loco lavorano in sintonia e sinergia con i Comuni attraverso una programmazione comune al fine di addivenire allespletamento di attività ed iniziativa volte alla valorizzazione turistica e culturale del territorio, si propone alla S.V. di prendere in considerazione per le eventuali valutazioni e scambi di opinione su una bozza di protocollo dintesa tra lANCI-SICILIA e lUSPL-UNPLI.
BOZZA TIPO DI PROTOCOLLI DINTESA