L'economia turistica culturale potrebbe essere in Sicilia una grande risorsa. Quanto distingue la Sicilia dalle regioni che lo praticano è soprattutto l'assenza di insediamenti residenziali di seconda casa, salvo in poche zone circoscritte, ad esempio, le isole minori. L'indotto sollecitato dal turismo residenziale trasforma vistosamente l'economia del territorio, come si può osservare in Toscana, Umbria Marche, Veneto. Spero che il Parco letterario Tomasi di Lampedusa possa fornire un incentivo in questa direzione. La questione va affrontata con con una progettazione che tenga conto del gusto elitista del turismo che si vuole coinvolgere. Nei tre poli in cui si articola il Parco il progetto ha mete diverse. Palma è il comune che potrebbe beneficiare maggiormente dal parco per la stretta identità che si può stabilire fra lo scrittore ed il suo centro storico. A Palma si spera di formare nel palazzo ducale una mostra permanente della collezione di opere d'arte secentesche raccolte nel Monastero Benedettino. Si tratta di opere, paliotti d'altare ricamati, dipinti, manoscritti, in misura più limitata oreficerie ed ebanisteria che hanno un forte caratterre localistico, determinato dalla committenza. Attraverso questi oggeti la particolarità della Sicilia secentesca balza a tutto tondo e si connette ad alcuni dei passi più emozionanti del romanzo. Si prevede una progetto espositivo mirato ed con alcuni caratteri di unicità che risultano collegati alle fonti emotive del "Gattopardo".
Lo stesso dicasi, in senso più generale per Palermo. La visita del centro storico con per guida "Il Gattopardo" può esser molto significativa, spiegare i motivi di un evolversi storico e della decadenza della struttura urbana assieme alla classe che lo abitava. Il problema a Palermo è che l'impatto può anche risultare traumatico. Le condizioni del centro storico, in particolare l'incertezza che permane sul suo futuro residenziale e commerciale, la presenza di iniziative estemporane, dal "culto della rovina" alla estemporaneità di varie iniziative di spettacolo, ne rendono ancora difficile una normale fruibilità. Un indubbio contributo potrà venire se il Parco riuscirà a stabilire un circuito turistico con guide sensibili ai collegamenti culturali, poliglotte, e capaci di venire incontro ad una richiesta di informazione sensibile e qualificata, in particolare occorre che la formazione del personale parta dalla letteratura straniera sulla nostra città e sulla Sicilia, non ignori il punto di osservazione degli altri.
A Santa Margherita Belice, città che ha perduto molto del suo carattere a seguito del terremoto del '68 l'attività del Parco mirerà ad integrare la città ed il ricostruito palazzo Filangeri di Cutò con lo sviluppo economico del territorio. A Santa Margherita andrebbe istituzionalizzata con apporto di capitali privati ai quali sarà offerto una importate occasione promozionale attraverso l'offerta di uno spazio prestigioso per una rassegna espositiva del settore agroalimentare. Per concludere il progetto del Parco deve puntare su una notevole identità collegata al romanzo ed alla personalità di Tomasi di Lampedusa senza fraintendimenti oleografici, e su una offerta mirata. Lo spirito dell'intervento della comunità europea è appunto quello di fornire un capitale di avvio, che successivamente dovrebbe mantenersi su risorse proprie. Perché questo avvenga occorre colpire l'immaginario dei milioni di lettori del "Gattopardo" in tutte le maggiori lingue del mondo, ripercorrere l'emozione che il romanzo ha suscitato fuori della conflittualità politica che ne accompagna il successo italiano. Concludo con una considerazione. Malgrado il dichiarato pessimismo sulle sorte della società siciliana "Il Gattopardo" è l'opera letteraria più radicata nei pregi culturali ed artistici della civiltà siciliana. Questo amore per la nazione siciliana attraverso i suoi monumenti, il suo paesaggio, la sua cucina, la sua ricchezza di storia ed esotismo non ha riscontri adeguati né in De Roberto, né in Verga, né in Pirandello, né in Sciascia. I loro personaggi non parlano attraverso la civiltà artistica dell'isola, sovente anzi la ignorano. Le cose sono per loro appendici dell'umanità, mentre il Tomasi le cose determinano l'identità degli uomini che hanno in sorte di fruirne per il tempo della loro vita. Sono convinto che questa espressività del paesaggio siciliano tanto urbano che campestre sia uno dei punti attraverso i quali Lampedusa ha potuto parlare a uomini di culture fra loro tanto diverse. Egli ha offerto ai suoi lettori la prospettiva di poter vivere all'interno di un sistema che dopo tutto offriva una soluzione esaistenziale accettabile, una conciliazione all'interno del proprio habitat che resta pur sempre fra i più partecipati sogni di felicità.
| Intervista di Francesco Graffeo | 23-10-2000 |